Narcotraffico: operazione Overloading, chieste quattro condanne a Roma

Fra gli imputati, il vibonese Bruno Fuduli, già infiltrato del Ros nell’inchiesta Decollo, ed un tenente colonnello dei carabinieri

Fra gli imputati, il vibonese Bruno Fuduli, già infiltrato del Ros nell’inchiesta Decollo, ed un tenente colonnello dei carabinieri

Informazione pubblicitaria
Informazione pubblicitaria

Quattro richieste di condanna sono state avanzate dal pm della Dda di Roma al Tribunale collegiale, presieduto dal giudice Valeria Ciampelli, in un troncone dell’inchiesta nata dall’operazione Overloading contro il narcotraffico internazionale. Fra le richieste di condanna, una interessa anche il vibonese Bruno Fuduli, 57 anni, di Filandari – già infiltrato dei carabinieri del Ros di Catanzaro nella storica operazione antidroga del 2004 denominata “Decollo” e poi collaboratore di giustizia – nei cui confronti sono stati chiesti 22 anni di reclusione. Bruno Fuduli è difeso dall’avvocato Maria Nellina Spataro. Stessa richiesta di pena (22 anni) è stata avanzata nei confronti di Joseph Bruzzese, 52 anni, di Anoia (Rc), difeso dall’avvocato Simone Faiella, mentre nei confronti di Luigi Verde, 66 anni, nativo di Roma ma residente a Vicenza, assistito dall’avvocato Aldo Casalinuovo, e di Domenico Palermo, 48 anni, nativo di Lamezia Terme ma residente a Marta (Vt), difeso dall’avvocato Giulio Piras, la Dda di Roma ha chiesto 16 anni di reclusione a testa. L’avvocato Maria Nellina Spataro, nominata difensore di Fuduli nell’udienza del 1 marzo scorso, ha quindi chiesto e ottenuto al Tribunale collegiale di Roma un termine a difesa rinviando la discussione della difesa al 29 marzo. Il legale ha altresì anticipato al Collegio l’intenzione di depositare una memoria difensiva e di chiedere l’escussione in aula di diversi testi fra cui anche i principali investigatori nell’ambito delle indagini sul narcotraffico. Il tutto al fine di provare che all’epoca delle condotte ora contestate, Fuduli stava agendo quale “infiltrato” degli investigatori – al pari di quanto già successo ai tempi dell’operazione “Decollo” – nella rete dei narcotrafficanti. L’inchiesta, condotta sul campo dalla Guardia di Finanza, è scattata nel 2010 ad opera della Dda di Catanzaro, ma dopo due gradi di giudizio la Cassazione ha annullato per quattro posizioni stabilendo la competenza territoriale nel Tribunale di Roma. Bruno Fuduli e Joseph Bruzzese vengono indicati dall’accusa fra i capi promotori dell’associazione che in altro troncone ha interessato il clan Pizzata di San Luca, il clan Chirillo di Paterno e la cosca Muto di Cetraro. In particolare, Bruno Fuduli, Joseph Bruzzese e Domenico Palermo sono accusati di aver escogitato un sistema per eludere i controlli nello scalo aereportuale di Fiumicino e quindi per far giungere lo stupefacente in Calabria, sistema che prevedeva il ritiro dei bagagli contenenti la cocaina da parte di un diplomatico e il successivo trasporto a Roma da parte di Luigi Verde – tenente colonnello dei carabinieri – e quindi la consegna dello stupefacente ad elementi dei clan Pelle e Pizzata di San Luca che lo trasferivano in Calabria. Le contestazioni coprono un arco temporale che va dal dicembre del 2008 al 26 marzo del 2009.       In foto dall’alto in basso: Bruno Fuduli, Joseph Bruzzese, Luigi Verde e Domenico Palermo     LEGGI ANCHE: Narcotraffico: operazione Overing, 12 condanne e 3 assoluzioni

Informazione pubblicitaria

Narcotraffico: operazione “Overing”, 8 condanne e 9 assoluzioni a Vibo

Narcotraffico: operazione “Overing”, la difesa di Fuduli mina l’impianto accusatorio

Processo “Overing” fra narcotraffico e quadri rubati: a Vibo la testimonianza in aula di Vittorio Sgarbi