‘Ndrangheta: dodici indagati per la gestione a Vibo delle società di Franco Barba

La Dda di Catanzaro dopo dieci anni chiude l’inchiesta contestando l’intestazione fittizia di beni e le minacce ai danni degli amministratori giudiziari

La Dda di Catanzaro dopo dieci anni chiude l’inchiesta contestando l’intestazione fittizia di beni e le minacce ai danni degli amministratori giudiziari

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Chiusa, a dieci anni di distanza dall’apertura dell’inchiesta, un’indagine antimafia di competenza della Dda di Catanzaro. Il pm Antonio De Bernardo, che ha ereditato il fascicolo ed il procedimento penale iscritto nel registro delle notizie di reato l’8 gennaio 2009, ha infatti emesso un avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 12 indagati. Si tratta di: Franco Barba, 57 anni, di Vibo Valentia; Vincenzo Barba, 33 anni, di Vibo Valentia, figlio di Franco Barba; Bruno Barba, 35 anni, di Vibo Valentia, altro figlio di Franco Barba; Ancuta Nechita, 41 anni, romeno residente a Vibo; Mihail Nechita, 45 anni, romeno residente a Vibo; Fortunato Zaccaria, 57 anni, di Vibo Valentia; Antonino Polito, 57 anni, di Paravati; Antonio Evolo, 56 anni, di Paravati; Domenico Polito, 32 anni, di Paravati; Domenico Zaccaria, 50 anni, di Ionadi; Nicola Polito, 55 anni, di Paravati (frazione di Mileto); Giuseppe Scardamaglia, 66 anni, nativo di Dinami ma residente a Vibo Valentia. 

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Le contestazioni. Franco Barba, Vincenzo Barba, Ancuta Nechita, Mihail Nechita, Fortunato Zaccaria, Antonino Polito, Antonio Evolo, Domenico Polito, Domenico Zaccaria, Nicola Polito, Giuseppe Scardamaglia sono indagati per il reato di concorso in intestazione fittizia di beni, con l’aggravante dell’agevolazione mafiosa del clan Lo Bianco-Barba di Vibo. Per consentire l’elusione delle disposizione di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, Francesco e Vincenzo Barba avrebbero infatti attribuito fittiziamente a Ancuta Nechita, Mihail Nechita, Fortunato Zaccaria, Antonino Polito, Antonio Evolo, Domenico Polito, Domenico Zaccaria, Nicola Polito Giuseppe Scardamaglia le quote della società cooperativa “Euro Bulding 2” risultata, di fatto – ad avviso del pm – nella disponibilità dei Barba.                                                                  Francesco e Vincenzo Barba sono poi indagati per aver il primo intestato fittiziamente al secondo le quote della “Borghesiana Realty Corporation srl”, con sede a Zagarolo (Rm), al fine di eludere le misure di prevenzione patrimoniali. Anche in questo caso la contestazione è aggravata dall’agevolazione del clan Lo Bianco-Barba a partire dal mese di novembre del 2008.                                                                                                        A Franco e Vincenzo Barba viene inoltre contestato il reato di sottrazione di cose (da mese di novembre 2008 al dicembre dello stesso anno). Nel caso specifico di taluni mezzi meccanici rientranti nel patrimonio aziendale dell’impresa “Alba Sud srl” di proprietà di Franco Barba e di cui Vincenzo Barba era stato nominato custode del patrimonio aziendale confiscato. I beni sarebbero stati sottratti da padre e figlio per utilizzarli nell’impresa “Euro Bulding 2”. Reato anche in questo caso aggravato dalle finalità mafiose.                                                                                                                      Franco Barba, Vincenzo Barba e Bruno Barba sono infine indagati, in concorso fra loro, del reato di minaccia a pubblico ufficiale con l’aggravante dell’aver voluto agevolare la consorteria mafiosa dei Lo Bianco-Barba. In particolare, il 23 luglio 2008, Bruno Barba “con fare concitato richiedeva, unitamente agli operai della società Alba Sud, il pagamento degli stipendi, così instaurando un clima di tensione” che – secondo l’accusa – impediva di fatto agli amministratori giudiziari di tale società incaricati dal Tribunale di Catanzaro, di proseguire il proprio operato, inducendo Nicola Bosco ed Ernesto Florio a richiedere alla competente autorità giudiziaria l’assistenza della polizia nell’espletamento dei compiti loro assegnati. In data 12 settembre 2008, Bruno Barba è accusato di aver manifestato un atteggiamento ostile ed insofferente all’indirizzo dei due amministratori giudiziari proferendo nei loro confronti, con tono alterato, la seguente espressione: “Me ne vado perché se mi innervosisco vi prenderei a seggiate”. Il tutto per costringere i suddetti pubblici ufficiali a compiere atti contrari ai propri doveri o omettere atti doverosi in relazione al loro incarico, in modo da consentire ai Barba l’indebita ingerenza nella gestione della aziende sotto sequestro, facendo pressione per il pagamento degli stipendi degli operai e mantenendo la detenzione delle chiavi d’accesso del capannone della società. Anche in questo caso con l’aggravante dell’agevolazione del clan mafioso dei Lo Bianco-Barba del quale Franco Barba è già stato ritenuto di farne parte essendo stato condannato in via definitiva per associazione mafiosa al termine del processo nato dall’operazione “Nuova Alba”.                                                                                          Franco Barba si trova anche indagato nell’operazione “Outset” quale mandante dell’omicidio di Mario Franzoni, commesso a Portosalvo il 21 agosto del 2002.                Tutti gli indagati raggiunti dall’avviso di conclusione indagini avranno ora venti giorni di tempo per chiedere al pm, Antonio De Bernardo, di essere interrogati o per presentare attraverso gli avvocati Diego Brancia, Anselmo Torchia e Gioconda Soluri, delle memorie difensive.                 In foto in alto: Franco Barba, in basso il pm Antonio De Bernardo con il procuratore Nicola Gratteri           LEGGI ANCHE: Operazione “Outset”: ecco tutti i retroscena dell’omicidio Franzoni a Porto Salvo

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