Vibo Marina, dove un tempo c’era la Capannina ora restano distruzione e paura – Video

Vibo Marina: un grande patrimonio devastato dall’aggressione dalla terra al mare e dal mare alla terra. L’accusa alla classe dirigente: «Aspettano che ci scappi il morto»

Vibo Marina: un grande patrimonio devastato dall’aggressione dalla terra al mare e dal mare alla terra. L’accusa alla classe dirigente: «Aspettano che ci scappi il morto»

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La mareggiata alla Capannina

Il mare d’inverno fa paura. Vibo Marina: qui un tempo c’era la Capannina. Erano i ruggenti anni ’60-’70-’80, quando il Giardino sul mare faceva concorrenza a Forte dei Marmi, quando c’erano centinaia di metri di arenile non ancora aggrediti dalla cementificazione selvaggia e dall’erosione costiera. Oggi quanto non è stato devastato dalla deregulation viene minacciato dal mare. Ampi tratti di spiaggia spariti, strade, piazze, passeggiate. Il mare minaccia anche le case. Minaccia la vita stessa delle persone. Oggi torna a splendere il sole, ma il risveglio, da queste parti, dopo un giorno e una notte di tempesta, è stato triste: alberi feriti, palme sferzate dal vento. Perfino le acque calme del porto sono agitate. Barche e pescherecci ormeggiati soffrono il moto delle onde. A largo ci sono le petroliere. A bordo saranno state ore difficili… Sicuramente difficile è sempre la vita per chi abita da queste parti. «Ti affacci alla finestra, vedi il mare e pensi che da un momento all’altro ti entrerà in casa», dice Bruno Pileggi. Piccolo imprenditore, titolare di una piccola attività ricettiva, è testimone diretto di ciò che era un tempo la Capannina: «Per tutta la provincia, per tutta la Calabria, la Capannina di Vibo Marina era qualcosa di unico – racconta – era un luogo che attirava più generazioni, sempre, teatro di grandi eventi, di serate. Era un luogo magnifico». Già, lo era… Prima che l’uomo ci mettesse del suo. Da un lato l’aggressione del cemento dalla terra verso il mare, dall’altro quella dell’erosione dal mare verso la terra. In mezzo le clamorose omissioni di una classe dirigente incapace di frenare la vorace distruzione della costa e, poi, di mettere in campo opere di ingegneria ambientale utili a risanare il litorale. 

Interventi di riqualificazione sono in atto. Ma non servono così o, comunque, non bastano. Servono interventi che da un lato contengano la furia del mare, dall’altro possano far ricostituire l’arenile senza alterare le correnti e, quindi, spostare il problema dell’erosione più a nord o più a sud. «Quello a cui abbiamo assistito in questi anni – spiega Bruno Pileggi – è indecoroso. Sono stati spesi fiumi di denaro pubblico per interventi che non riqualificano nulla. Per passeggiate che sono state già distrutte dal mare, per marciapiedi già ricoperti dalla sabbia… Nessuno ha mai voluto affrontare seriamente il problema. Nessuno ha mai sentito l’esigenza di ascoltare la voce della gente. Vengono ad ogni campagna elettorale, promettono, prendono i voti e poi dimenticano. Succede sempre così. Prima o poi – conclude l’imprenditore – dovranno intervenire, quando ci scapperà il morto. Non se, ma quando scapperà il morto…».

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