Raid incendiario a Soriano, un escavatore usato come ariete

Per portare a compimento l’attacco contro il magazzino di mezzi agricoli di proprietà di un imprenditore 74enne, il commando si è fatto strada con la forza eliminando ogni ostacolo sul suo cammino

Per portare a compimento l’attacco contro il magazzino di mezzi agricoli di proprietà di un imprenditore 74enne, il commando si è fatto strada con la forza eliminando ogni ostacolo sul suo cammino

Informazione pubblicitaria
Il furgone sventrato nel corso dell'attacco
Informazione pubblicitaria

Un raid incendiario in grande stile. Che ha previsto l’utilizzo di un pesante mezzo meccanico per sfondare l’ingresso del magazzino obiettivo dell’attacco. È quanto accaduto la notte scorsa in località Bondì di Soriano, dove un deposito di mezzi e attrezzature agricole di circa 400 metri quadri, di proprietà di Bruno Tassone, 74 anni, imprenditore originario di Sorianello ma residente a Vibo Valentia, è stato completamente distrutto da un rogo che ha incenerito trattori e altri mezzi, causando ingentissimi danni anche alla struttura in cemento armato che è stata dichiarata inagibile in seguito all’intervento dei vigili del fuoco del Comando provinciale di Vibo. Intervento avvenuto intorno alle 8.10 di questa mattina, quando ormai l’incendio aveva distrutto buona parte dei mezzi e delle attrezzature presenti all’interno del capannone. A testimoniare la determinazione con la quale il commando ha sferrato il raid al magazzino di Tassone, anche la circostanza che ha visto un furgone, che si trovava parcheggiato di fronte all’ingresso della struttura, letteralmente sventrato dal mezzo meccanico utilizzato come ariete (presumibilmente un escavatore) e spazzato via senza troppi complimenti per farsi strada verso il vero obiettivo. Le indagini, avviate dai carabinieri della Stazione di Soriano, agli ordini del maresciallo Barbaro Sciacca, privilegiano evidentemente la pista del racket delle estorsioni.  

Informazione pubblicitaria

Si indaga in ogni caso in più direzioni e gli investigatori non trascurano il fatto che l’imprenditore oggi preso di mira è fratello di Salvatore Domenico Tassone (cl. ’48), detto “Mani di Pietra”, deceduto da qualche anno mentre si trovava agli arresti domiciliari i cui familiari sono stati destinatari nel 2017 di un decreto di sequestro di beni. Salvatore Domenico Tassone, già coinvolto nell’inchiesta “Arca” della Dda di Reggio Calabria sugli appalti autostradali nel tratto Serre-Mileto, veniva ritenuto dagli inquirenti il “prestanome” dei boss Versace di Polistena, uccisi nel 1995. Il 16 dicembre del 1994 lo stesso Tassone insieme al figlio rimase vittima di un tentato omicidio nella galleria della Limina. Attraverso un matrimonio è anche direttamente imparentato con la famiglia Ierinò di Gioiosa Ionica. Troppo presto, però, per collegare il fatto incendiario di questa notte a Soriano con le vicende familiari dei Tassone, anche se i carabinieri al momento non trascurano nessun elemento utile. LEGGI ANCHESoriano, deposito di mezzi agricoli devastato da un incendio: ingentissimi i danni – Foto