‘Ndrangheta: processo “Ragno” contro il clan Soriano, acquisite due perizie

Consulenti della Corte d'Appello e della Procura arrivano a conclusioni opposte in ordine alla capacità di intendere e volere di Leone Soriano

Consulenti della Corte d'Appello e della Procura arrivano a conclusioni opposte in ordine alla capacità di intendere e volere di Leone Soriano

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Sono state acquisite dalla Corte d’Appello di Catanzaro le due perizie su Leone Soriano, 53 anni, di Pizzinni di Filandari, imputato nel processo “Ragno” in corso in Corte d’Appello a Catanzaro. In aula è stato quindi ascoltato il perito nominato dalla Corte, Michele Rossi, primario di psichiatria a Lamezia Terme il quale ha confermato in aula la precedente perizia concludendo con il fatto che la capacità di intendere e volere di Leone Soriano è, a suo avviso, fortemente scemata. Tale conclusione, anche dopo aver visionato i video dei colloqui carcerari che ritraggono Leone Soriano mentre dialoga con i familiari, ed anche ascoltato la fonoregistrazione di un interrogatorio reso da Leone Soriano nel dicembre scorso alla Dda di Catanzaro. Tale integrazione al perito della Corte era stata chiesta dalla Procura generale, ma la conclusione è stata identica: per lo psichiatra Michele Rossi, l’imputato Leone Soriano va curato (anche in carcere) e soffre di uno scompenso psichiatrico che fa ritenere grandemente scemata la capacità di intendere e volere. Di opposto avviso, invece, il professore Giulio Di Mizio, consulente della Procura che ha concluso la propria relazione affermando che Leone Soriano è perfettamente capace di intendere e volere e ci si trova dinanzi ad un soggetto pericoloso e criminale. Status e modo di essere che per il perito non deve essere confuso, ed anzi va tenuto ben distinto, con una patologia psichiatrica. La Corte d’Appello, presieduta dal giudice Marco Petrini, ha quindi acquisito entrambe le perizie e rinviato al 9 maggio per la discussione degli ultimi due difensori, gli avvocati Diego Brancia (che assiste Leone Soriano) e Salvatore Staiano. Nei confronti di tutti gli imputati la Procura Generale di Catanzaro ha già formulato le richieste di condanna: 15 anni per Leone Soriano; 9 anni per Gaetano Soriano ed il figlio Carmelo Soriano; 3 anni, 4 mesi per Graziella Silipigni; 2 anni e 6 mesi per Francesco Parrotta; 10 anni e 8 mesi per Giuseppe Soriano.  L’inchiesta “Ragno” (coordinata dall’allora pm della Dda di Catanzaro, Giampaolo Boninsegna, e condotta sul campo dai carabinieri della Stazione di Vibo guidati dall’allora comandante Nazzareno Lopreiato) ha permesso di ricostruire gli affari e gli assetti della “famiglia” Soriano di Pizzinni di Filandari. Il 28 maggio 2014 si era registrata una raffica di assoluzioni per tutti gli imputati ad opera del Tribunale di Vibo Valentia, presieduto all’epoca dal giudice Fabio Regolo, ora pm alla Procura di Catania. La Corte d’Appello il 28 maggio 2015 aveva però totalmente ribaltato il verdetto di primo grado comminando dure condanne. Il 20 aprile 2016, infine, la Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza ordinando un nuovo processo d’appello per tutti gli imputati. Nel collegio di difesa figurano gli avvocati: Diego Brancia, Daniela Garisto, Giovanni Vecchio, Salvatore Staiano, Giuseppe Lopresti e Marzia Tassone.       LEGGI ANCHE: ‘Ndrangheta: operazione contro il clan Soriano di Filandari, in 15 a giudizio

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