giovedì,Agosto 18 2022

Processo “Costa Pulita”: si valuta in appello l’incompatibilità di un giudice

E’ stato componente del Collegio dell’operazione Black money. Sono 30 gli imputati, tutti tornati liberi per scadenza termini. Sotto accusa i clan Accorinti, Mancuso e Il Grande. Condannati in primo grado politici di Briatico e imprenditori

Processo “Costa Pulita”: si valuta in appello l’incompatibilità di un giudice
Antonino Accorinti

Dovrà valutare eventuali profili di incompatibilità per uno dei componenti del Collegio, la Corte d’Appello di Catanzaro dinanzi alla quale è approdato il processo di secondo grado nato dall’operazione antimafia denominato “Costa pulita” e celebrato in primo grado con rito abbreviato. La Corte (Francesca Garofalo presidente, a latere Fontanazza e Cosentino) ha infatti acquisito – per come chiesto dal pm Andrea Mancuso (applicato per questo processo alla Procura generale) – le sentenze in ordinario ed in abbreviato dell’operazione “Black money” dove fra i componenti della Corte d’Appello figurava pure il giudice Fabrizio Cosentino, chiamato ora a giudicare in “Costa Pulita” su un capo di imputazione connesso e riguardante l’associazione mafiosa dei Mancuso. In Black money era infatti imputato Pantaleone Mancuso, detto Scarpuni (che è stato poi assolto), mentre in “Costa Pulita” è imputato lo zio Cosmo Michele Mancuso. L’udienza è stata quindi aggiornata al 16 novembre per valutare se ricorrono o meno profili di incompatibilità alla trattazione del processo per uno dei giudici della Corte d’Appello.

La sentenza di primo grado è stata emessa il 31 luglio 2018 dal gup distrettuale Pietro Carè. Una sentenza storica dal punto di vista giudiziario perché per la prima volta è stata riconosciuta l’esistenza di un’associazione mafiosa radicata nel territorio comunale di Briatico – il clan Accorinti-Bonavita-Melluso – e di un’altra avente la sua roccaforte a Parghelia: il clan Il Grande. [Continua in basso]

Carmine Il Grande

In libertà per scadenza dei termini di custodia cautelare sono da tempo finiti i principali condannati dell’operazione “Costa Pulita” che rispondono pertanto nel processo d’appello a piede libero: Antonino Accorinti ed il figlio Antonio di Briatico, ritenuti ai vertici dell’omonimo clan, Leonardo Melluso ed i figli, anche loro di Briatico, Carmine Il Grande di Parghelia, Nazzareno Colace di Portosalvo e, se non fosse stato per la detenzione a seguito di altra inchiesta (“Errore Fatale” che mira a far luce sull’omicidio di Raffaele Fiamingo e il tentato omicidio di Francesco Mancuso), a piede libero si sarebbe trovato anche il boss Cosmo Michele Mancuso. Quasi tutte le condanne sono state appellate dalle difese degli imputati, mentre la pubblica accusa non ha appellato l’unica assoluzione (che diviene così definitiva) decretata in primo grado dal giudice: quella nei confronti dell’ingegnere ed ex consigliere comunale di Vibo Valentia, Giancarlo Giannini, per il quale la Dda aveva chiesto la condanna a 5 anni e 4 mesi. L’ufficio di Procura ha invece appellato la parziale assoluzione nei confronti di Nazzareno Colace di Portosalvo.

L’ex consigliere comunale Sergio Bagnato

Fra le condanne di primo grado appellate dalle difese, anche quelle nei confronti degli ex sindaci di Briatico Andrea Niglia (condanna che gli è costata anche la carica di presidente della Provincia di Vibo) e Francesco Prestia (2 anni a testa per corruzione elettorale aggravata dalle finalità mafiose, più cinque anni di interdizione dai pubblici uffici) oltre a quella – più pesante – nei confronti dell’ex consigliere comunale di Briatico Sergio Bagnato (4 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, più 5 anni di interdizione dai pubblici uffici). Le motivazioni della sentenza di primo grado – che passa ora al vaglio della Corte d’Appello – si compone di ben 1.245 pagine e illustrano il percorso logico-giuridico seguito dal gup per spiegare le seguenti condanne: 14 anni e 8 mesi Antonino Accorinti (la Dda aveva chiesto 20 anni di reclusione), indicato come il capo dell’omonimo clan di Briatico; 12 anni Antonio Accorinti, figlio di Antonino Accorinti (anche per lui chiesti 20 anni di carcere); 10 anni e 8 mesi per Cosmo Michele Mancuso (cl. ’49), boss di Limbadi dell’omonimo clan (chiesti 10 anni); 14 anni Nazzareno Colace, di Portosalvo (chiesti 14 anni); 10 anni Leonardo Melluso (cl. ’65), pure lui di Briatico, indicato quale capo dell’omonimo clan (14 anni); 8 anni e 8 mesi Emanuele Melluso, di Briatico (14 anni); 8 anni e 8 mesi Simone Melluso, di Briatico (chiesti 18 anni); 7 anni Salvatore Muggeri (cl. ’77), genero di Antonino Accorinti (chiesti 12 anni); 10 anni Carmine Il Grande, indicato quale capo dell’omonimo clan di Parghelia (12 anni); 8 anni Ferdinando Il Grande, di Parghelia (10 anni); 8 anni Gerardo La Rosa, di Parghelia (10 anni); 6 anni e 8 mesi Giuseppe Evalto (cl. ’63), imprenditore originario di Spilinga ma residente a Pizzo (6 anni); 8 anni per Giuseppe Granato, imprenditore di Briatico (14 anni); [Continua in basso]

4 anni, 5 mesi e 10 giorni Giancarlo Lo Bianco (cl. ’80), imprenditore di Portosalvo (6 anni); 8 anni Francesco Grillo (cl. ’79) di Paradisoni di Briatico, titolare di una ditta attiva nel commercio all’ingrosso della frutta (10 anni); 6 anni e 8 mesi Francesco Marchese (cl. ’86), di Briatico (12 anni); 6 anni Salvatore Muzzupappa (cl. ’71), di Nicotera (6 anni); 7 anni e 4 mesi Pasquale Prossomariti, di Santa Domenica di Ricadi (10 anni); 6 anni Felice Lo Iacono, di San Costantino di Briatico (9 anni); 8 anni Giancarlo Lo Iacono, di Zambrone (14 anni); 8 anni Salvatore Prostamo, di Briatico (chiesti 12 anni); 8 anni Giovanni Rizzo (cl. ’82), di Nicotera Marina (6 anni); 8 anni Carlo Russo, di Zambrone (14 anni); 4 anni e 8 mesi Davide Surace (cl. ’85), di Spilinga (10 anni); 4 anni e 8 mesi Federico Surace (cl. ’91), di Spilinga (10 anni); 2 anni Eugenya Umyarova (cl. ’73) dell’Uzbekistan (3 anni e 4 mesi); 2 anni Francesca Galea, di Siderno (un anno e 10 mesi); 4 anni per l’ex consigliere comunale di Briatico Sergio Bagnato (chiesti 2 anni); 2 anni per l’ex presidente della Provincia di Vibo Valentia, nonché ex sindaco di Briatico, Andrea Niglia (chiesti 2 anni); 2 anni per l’ex sindaco di Briatico Francesco Prestia (chiesti 2 anni).

Leonardo Melluso

Il rito abbreviato scelto dagli imputati ha consentito loro di usufruire di uno sconto di pena pari ad un terzo. Associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, usura, corruzione elettorale, concorso esterno in associazione mafiosa, detenzione illegale di armi, estorsione e danneggiamento i reati, a vario titolo, contestati.
Gli imputati (politici compresi) sono stati altresì condannati a risarcire gli enti pubblici che si sono costituiti parti civili nel processo, ovvero la Regione Calabria, la Provincia di Vibo Valentia, il Comune di Briatico, il Comune di Vibo Valentia, il Comune di Parghelia, l’associazione Antiracket ed Antiusura della Provincia di Vibo, e “Alilacco-Sos Impresa”. [Continua in basso]

Questi gli avvocati impegnati nel processo: Giuseppe Bagnato; Francesco Sabatino; Armando Veneto; Francesco Lojacono; Antonio Porcelli; Diego Brancia; Sergio Rotundo; Giuseppe Di Renzo; Giovanni Vecchio; Vincenzo Gennaro; Francesco Calabrese; Nicola Cantafora; Vincenzo Galeota; Paola Stilo; Brunella Chiarello; Stefania Mantelli; Nicola Marcella; Riccardo Adamo; Giovanni Aricò; Luca Cianferoni; Adriano Bazzoni; Francesco Gambardella; Michele Accorinti; Vincenzo Trungadi; Pietro Marino; Antonello Fuscà; Gabriele D’Ottavio; Pasqualino Circosta; Giuseppe Altieri; Guido Contestabile; Massimo Pugliese; Francesco De Luca; Anselmo Torchia; Daniela Garisto; Marco Talarico; Sandro Furfaro; Gregorio Viscomi; Antonio Corsaro; Salvatore Pisani; Damiano Vita; Graziella Scionti; Antonio Cimino; Marco Oldani; Fabio Oldani; Domenico Francica; Daniela Costa; Vincenzo Cicino; Salvatore Staiano; Antonio Speziale; Francesco Schimio; Patrizio Cuppari.

Per altri 49 imputati che hanno invece optato per il rito ordinario il processo di primo grado è invece ancora in corso dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia.

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