Narcotraffico: processo Overloading, quattro condanne a Roma

Fra i condannati, il vibonese Bruno Fuduli, già infiltrato del Ros nell’inchiesta Decollo, ed un tenente colonnello dei carabinieri

Fra i condannati, il vibonese Bruno Fuduli, già infiltrato del Ros nell’inchiesta Decollo, ed un tenente colonnello dei carabinieri

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E’ arrivato a sentenza, dopo circa venti minuti di camera di consiglio da parte del Tribunale collegiale di Roma, il processo nato da un troncone dell’operazione “Overloading” contro il narcotraffico internazionale. Il Collegio presieduto dal giudice Valeria Ciampelli ha condannato a 16 anni Bruno Fuduli, di 57 anni, di Filandari – già infiltrato dei carabinieri del Ros di Catanzaro nella storica operazione antidroga del 2004 denominata “Decollo” e poi collaboratore di giustizia. Nei suoi confronti il  pm Francesco Minisci aveva chiesto 22 anni di reclusione. Bruno Fuduli è difeso dall’avvocato Maria Nellina Spataro. Stessa pena (16 anni) per Joseph Bruzzese, di 52 anni, di Anoia (Rc), difeso dall’avvocato Simone Faiella, mentre nei confronti di Luigi Verde, 66 anni, nativo di Roma ma residente a Vicenza, assistito dall’avvocato Aldo Casalinuovo, e di Domenico Palermo, 48 anni, nativo di Lamezia Terme ma residente a Marta (Vt), difeso dall’avvocato Giulio Piras, è arrivata la condanna a 10 anni di reclusione a testa. Per Verde e Palermo, il pm aveva chiesto 16 anni di reclusione a testa. 

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Prima di ritirarsi in camera di consiglio, il Tribunale collegiale ha respinto la richiesta di riapertura dell’istruttoria dibattimentale sollecitata dall’avvocato Maria Nellina Spataro nell’interesse di Bruno Fuduli. In particolare, il difensore aveva chiesto – anche attraverso il deposito di una memoria difensiva – di ascoltare in aula: il sostituto procuratore della Dda di Catanzaro che aveva coordinato l’inchiesta “Decollo” in cui Fuduli ha svolto il ruolo di infiltrato del Ros nell’organizzazione di narcotrafficanti; alcuni pubblici ufficiali (fra i principali investigatori nell’ambito delle indagini sul narcotraffico) a conoscenza delle registrazioni di Fuduli che, ad avviso della difesa, avrebbe agito anche all’epoca dell’inchiesta “Overloading” quale agente di copertura sino ad un mese prima del ritrovamento di un grosso quantitativo di stupefacente all’aereoporto di Fiumicino. Il tutto al fine di provare che all’epoca delle condotte costate ora la condanna di Fuduli, lo stesso stava agendo quale “infiltrato” degli investigatori – al pari di quanto già successo ai tempi dell’operazione “Decollo” – nella rete dei narcotrafficanti. L’inchiesta, condotta sul campo dalla Guardia di Finanza, è scattata nel 2010 ad opera della Dda di Catanzaro, ma dopo due gradi di giudizio la Cassazione ha annullato per quattro posizioni stabilendo la competenza territoriale nel Tribunale di Roma. Bruno Fuduli e Joseph Bruzzese venivano indicati dall’accusa fra i capi promotori dell’associazione che in altro troncone ha interessato pure il clan Pizzata di San Luca, il clan Chirillo di Paterno e la cosca Muto di Cetraro. In particolare, Bruno Fuduli, Joseph Bruzzese e Domenico Palermo erano accusati di aver escogitato un sistema per eludere i controlli nello scalo aereoportuale di Fiumicino e quindi per far giungere lo stupefacente in Calabria, sistema che prevedeva il ritiro dei bagagli contenenti la cocaina da parte di un diplomatico e il successivo trasporto a Roma da parte di Luigi Verde – tenente colonnello dei carabinieri – e quindi la consegna dello stupefacente ad elementi dei clan Pelle e Pizzata di San Luca che lo trasferivano in Calabria. Le contestazioni coprivano un arco temporale che andava dal dicembre del 2008 sino al 26 marzo del 2009. Il Tribunale si è preso 45 giorni di tempo per depositare le motivazioni della sentenza.        In foto dall’alto in basso: Bruno Fuduli, Joseph Bruzzese, Luigi Verde e Domenico Palermo  

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