Sparò contro il datore di lavoro a Pizzo, condanna definitiva

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un 35enne di Vena Superiore

La Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il ricorso di un 35enne di Vena Superiore

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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna ad un anno, dieci mesi e 1.200 euro di multa nei confronti di Francesco Ionadi, 35 anni, di Vena Superiore. E’ stato ritenuto responsabile dei reati di minaccia, danneggiamento, porto e detenzione illeciti di arma da fuoco. 

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Il 24 ottobre 2012, Francesco Ionadi aveva avuto un intenso alterco con il proprio datore di lavoro (dopo una sospensione dal lavoro di 15 giorni), amministratore di un’azienda che gestiva all’epoca il servizio di pulizia delle strade a Pizzo. All’indirizzo del datore di lavoro, Massimiliano Di Leo, Francesco Ionadi aveva prima lanciato delle minacce per poi raggiungerlo più tardi esplodendo cinque colpi di pistola che avevano raggiunto un cartellone pubblicitario, un’autocisterna ed una barca presente nel cantiere nautico del fratello di Massimiliano Di Leo. Decisivi, oltre alla denuncia della parte offesa, si sono rivelati i risultati dello stub sulla persona sottoposta alle indagini sviluppati dal Ris di Messina. Il ricorso è stato ritenuto dalla Cassazione “inammissibile” poiché volto ad “ottenere un non consentito sindacato sulla congruità di scelte valutative compiutamente giustificate dal giudice, che ha adeguatamente ricostruito il compendio storico-fattuale posto a fondamento del tema d’accusa”.