Isole ecologiche, il Comune di Vibo si affossa da solo

L’Urbanistica dà parere negativo all’Ambiente ed impone che quattro strutture da realizzare nelle Marinate divengano «mobili». Che però hanno un costo superiore. Salta anche il Centro per il riuso

L’Urbanistica dà parere negativo all’Ambiente ed impone che quattro strutture da realizzare nelle Marinate divengano «mobili». Che però hanno un costo superiore. Salta anche il Centro per il riuso

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Il Comune di Vibo Valentia non ha bisogno di aiutini. A farsi male è bravissimo da solo, e l’ultimo episodio ne è l’ennesima conferma. Riguarda il bando della Regione Calabria per il miglioramento della raccolta differenziata dei rifiuti. A Palazzo Luigi Razza – all’epoca, marzo 2017, assessore all’Ambiente Antonio Scuticchio – avevano opportunamente deciso di partecipare, presentando un progetto che prevedeva la realizzazione di 12 isole ecologiche sul territorio comunale per un valore di circa 409mila euro. E non solo, nel progetto era stato inserito un Centro per il riuso, una sorta di spazio dove si potevano conferire tutti quei materiali in disuso che, adeguatamente trattati oppure solo scambiati, avrebbero consentito un riutilizzo da parte di altri utenti. Uno spazio anche didattico, dove mostrare agli utenti, magari i bambini delle scuole, come si riciclano i materiali e come si svolge una corretta raccolta differenziata. Oltre a questo, il progetto prevedeva la realizzazione di due centri di raccolta, per un valore di 350mila euro. Ebbene, il 15 marzo 2018, con proprio decreto, il dipartimento Ambiente e Territorio della Regione Calabria ha ammesso a finanziamento il Comune di Vibo per 759mila euro.

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L’iter va avanti e ad agosto viene indetta la conferenza dei servizi per l’acquisizione di pareri, intese, nulla osta e autorizzazioni varie; conferenza che si chiude a novembre 2018, quando vengono acquisiti 8 pareri favorevoli ed 8 contrari. Tra questi, quelli riguardanti la realizzazione di 4 isole ecologiche situate nella zona marina, alla luce del «parere negativo espresso dal settore Urbanistica». In pratica l’Urbanistica che dice di no all’Ambiente. La motivazione del diniego – non riportata nella determina pubblicata dal Comune – sarebbe da ricercare nella presenza del vincolo del Pai che inquadrerebbe ancora, in seguito agli studi compiuti dopo l’alluvione del 2006, l’area delle frazioni marine di Vibo Valentia come area a rischio R3-R4, quindi totalmente o quasi non edificabile. Secondo i tecnici comunali, quindi, un mero recinto con dei pali e qualche bidone dentro metterebbe a rischio l’incolumità della popolazione. Ragion per cui, onde evitare di mandare tutto a rotoli, il Comune decide di modificare la proposta progettuale e trasformare le quattro strutture in isole ecologiche mobili, ovvero installate su cassoni scarrabili. Rimodulazione a cui la Regione dà disco verde il 13 dicembre e che viene fatta propria con delibera di giunta il 20 dicembre. Il problema, tra l’altro, è che le isole ecologiche mobili hanno un costo notevolmente più elevato di quelle standard, e quindi per far rientrare tutto nel finanziamento il nuovo progetto avrebbe previsto l’eliminazione del Centro del riuso, per il quale l’Asp aveva dato parere negativo poiché riteneva necessaria una struttura a parte con servizi annessi; cosa che avrebbe fatto lievitare i costi che non sarebbero stati sostenibili con il finanziamento in oggetto. E mentre si perdono possibilità di realizzare strutture e servizi, la politica vibonese, anziché lavorare su come rimuovere i vincoli del Pai e altre situazioni simili, continua a guardare altrove.

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