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Manca la rivalutazione dell'attualità della sua pericolosità sociale ritenuta nel lontano 2005 dal Tribunale. La misura di prevezione è allo stato del tutto inefficace

Cronaca

Il Tribunale monocratico di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Marina Russo, ha assolto per non aver commesso il fatto il boss Antonio Mancuso, 81 anni, residente a Nicotera, arrestato ieri dai carabinieri con l’accusa di violazione della sorveglianza speciale e che in sede di convalida dell’arresto ha chiesto ed ottenuto il giudizio abbreviato. L’assoluzione è giunta per “insussistenza del fatto”. L’imputato è stato infatti sottoposto alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con provvedimento emesso dal tribunale di Vibo il 13 giugno 2005, eseguito a seguito di scarcerazione in data 12 dicembre 2011, successivamente sospeso per sopravvenuta detenzione in data 3 luglio 2012 e ripreso automaticamente solo il 21 febbraio 2017 a seguito di ulteriore scarcerazione. La misura di prevenzione, quindi, è del tutto “inefficace” perché manca totalmente la rivalutazione della pericolosità sociale di Antonio Mancuso, necessaria – come chiarito dalla Cassazione – affinchè la misura della sorveglianza speciale abbia efficacia, prima ancora della sussistenza dell’asserita frequentazione con un soggetto pregiudicato.  Soprattutto nel caso di specie laddove "è trascorso un apprezzabile lasso di tempo tra l’adozione e l’esecuzione del provvedimento di sorveglianza speciale (l’adozione risale al 2005)". Non è quindi configurabile il reato di violazione degli obblighi inerenti “alla sorveglianza speciale nei confronti di chi sia stato sottoposto o risottoposto – spiega il giudice in sentenza – a misura di prevenzione, dopo aver trascorso un periodo di detenzione, senza che nei suoi confronti si sia proceduto ad un’effettiva rivalutazione dell’attualità e della persistenza della sua pericolosità sociale al momento della sottoposizione e risottoposizione”. Per tali motivi, il Tribunale ha escluso la rilevanza penale delle condotte contestate ad Antonio Mancuso (l’essersi accompagnato più volte ad un pregiudicato di Nicotera), “stante ‘inefficacia, allo stato degli accertamenti di interesse, dello status di sottoposto a misura di prevenzione, in quanto non rivalutata l’attualità della pericolosità sociale a suo tempo ritenuta dal Tribunale di Prevenzione”. Da qui l’assoluzione perché il fatto non sussiste di Antonio Mancuso, difeso dagli avvocati Giuseppe Di Renzo (oggi sostituito in udienza dall’avvocato Tommaso Zavaglia) e Francesco Stilo. Il pm aveva chiesto la condanna ad 8 mesi. 

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Lacnews24.it
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