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Le difese non prestano il consenso per far salva l’istruttoria sinora compiuta. L’operazione “Pharma bluff” risale al gennaio 2014

Cronaca

Nuovo passo indietro per il processo nato dall’operazione “Pharma Bluff” che mira a far luce su un presunto raggiro che sarebbe stato messo in piedi attraverso la farmacia di Caroniti, frazione del comune di Joppolo. A causa del parziale cambio di Collegio giudicante, il Tribunale di Vibo Valentia presieduto dal giudice, Giulio De Gregorio (a latere i giudici Marina Russo e Brigida Cavasino) ha oggi disposto la rinnovazione del dibattimento, incontrando però l’opposizione dei difensori degli imputati che non hanno prestato il proprio consenso. Nella prossima udienza fissata per il 13 maggio, quindi, è stata disposta la citazione in aula di alcuni investigatori che avevano già deposto nelle precedenti udienze affinchè confermino o meno le dichiarazioni già rese sottoponendosi ad eventuali ulteriori domande da parte delle difese e del pm. Proprio quest’ultimo ha chiesto stamane in aula la nomina di un perito per procedere alla trascrizione di alcune intercettazioni utili per l’impalcatura accusatoria, riservandosi di depositare per la prossima udienza un elenco delle intercettazioni di cui si richiede la trascrizione. 

Sul banco degli imputati si trovano: Giuseppe Dato, 63 anni (avvocato Diego Brancia); Francesco D’Agostino, 68 anni, di Joppolo, medico di base (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D'Agostino, quest’ultimo oggi presente in udienza anche in sostituzione del primo e del collega Brancia); Giuseppa Scinica, 53 anni, dipendente dello studio medico D’Agostino (avvocati Vecchio e D'Agostino); Carmen Ferraro, 35 anni, di Tropea, dipendente della farmacia Dato, difesa dall’avvocato Mario Ferraro. L'Asp di Vibo Valentia è invece costituita parte civile nel processo con l'avvocato Domenico Paglianiti. Associazione a delinquere, falso ideologico, falsità commesse da incaricati di un servizio pubblico e truffa sono i reati per i quali sono chiamati a rispondere gli imputati rinviati a giudizio. La presunta truffa sarebbe stata messa in piedi ai danni del Servizio sanitario nazionale, con rimborsi “gonfiati” dei farmaci che sarebbero stati presentati all’Asp di Vibo dalla farmacia di Caroniti. Secondo la Procura di Vibo, Giuseppa Scinica avrebbe predisposto le ricette dei farmaci “di cui gli ignari beneficiari non avrebbero mai fruito poiché non affetti da quelle patologie”, mentre Francesco D’Agostino avrebbe “falsamente attestato il diritto degli assistiti all’assistenza farmacologica indicata nella ricetta”. Carmen Ferraro avrebbe poi rimosso “le fustelle dalle confezioni dei farmaci” apponendole “nel riquadro delle ricette facendo apparire di aver venduto i medicinali ai clienti laddove provvedeva invece a disfarsene”. Giuseppe Dato avrebbe infine inoltrato le prescrizioni all’Asp di Vibo per farsi corrispondere “indebitamente i rimborsi di quanto speso per l’acquisto dei farmaci”, disfacendosi poi degli stessi medicinali. Sarebbero oltre 100 le ricette mediche ritenute false dagli inquirenti. I beneficiari sarebbero stati o “non affetti da patologie per le quali si rendeva necessaria l’assunzione dei farmaci prescritti oppure non bisognevoli in concreto poiché già muniti dei farmaci”.

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