Emergenza cinghiali, il Wwf solidale con gli agricoltori: «Ma servono azioni differenti»

L’associazione ambientalista manifesta vicinanza alla categoria, ma continua a sollevare forti perplessità sui metodi adottati dalla Regione per limitare i danni

L’associazione ambientalista manifesta vicinanza alla categoria, ma continua a sollevare forti perplessità sui metodi adottati dalla Regione per limitare i danni

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Il Wwf di Vibo Valentia esprime la propria vicinanza agli agricoltori che protestano per i danni arrecati alle colture dai cinghiali, specie dapprima assente e poi immessa sul territorio con i «famigerati “ripopolamenti”» per fini venatori. Rispetto ad alcune proposte avanzate dalle stesse associazioni agricole, il Wwf – come riportato in una nota stampa – manifesta però alcuni dubbi, suffragati dalle esperienze negative verificate in tutti questi anni. Il Wwf auspica «un approccio diverso» da quello fin qui adottato, considerato che il cinghiale continua ad essere indicato sempre “in forte aumento” e permangono i danni all’agricoltura. Il problema va dunque affrontato con un sistema di misure diversificate che puntino soprattutto sulla prevenzione del danno. Premessa indispensabile per qualsiasi attività di gestione faunistica è però quella della disponibilità dei dati, che siano chiari e attendibili, elementi che sembrano mancare nei piani di abbattimenti previsti dalla regione. 

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«Lo stesso ricorso agli indennizzi, con tutti i ritardi e le lungaggini burocratiche lamentate dagli agricoltori, non fa che intervenire sul danno una volta compiuto, impegnando ingenti risorse che invece potrebbero servire per limitare i danni, intervenendo sulle cause, considerato che il risarcimento non potrà mai ripagare completamente il mancato reddito». Ed ancora: «I recinti di cattura, del diametro di 15-20 metri, opportunamente collocati sul territorio, permettono di catturare anche gruppi di venti o trenta animali, ma si possono impiegare anche impianti più piccoli per catture più limitate». L’iniziale spesa per i metodi alternativi «si tradurrebbe nel medio e lungo periodo in un risparmio dovuto alla riduzione delle somme elargite per gli indennizzi. Rispetto dunque a iniziative sicuramente più impegnative sul piano organizzativo, ma suscettibili di risultati migliori, si preferisce la via più semplice, demagogica, ma inefficace, perseguita di anno in anno», ovvero quella degli abbattimenti.

«Appare sempre più chiaro perciò come le iniziative regionali siano puntualmente finalizzate a dare un contentino a tutte le categorie interessate: agli agricoltori, facendo finta di intervenire con gli abbattimenti selettivi e prospettando ogni volta la soluzione del problema, ai cacciatori regolari mantenendo comunque una presenza sul territorio della specie senza la quale finirebbe la caccia al cinghiale, e ai selettori, consentendo di andare a caccia praticamente per tutto l’anno. Cosicché, piuttosto che garantire incentivi economici e sistemi alternativi validi alle aziende agricole , si continua a… menare il cinghiale per l’aia prospettando soluzioni miracolose puntualmente smentite dai fatti. A meno che, visto che con 70 cinghiali abbattuti fino ad oggi, pare che le richieste di risarcimento danni da parte degli agricoltori si siano “dimezzate”, è lecito dedurre che, una volta abbattuti  tutti i 180 cinghiali previsti, tali richieste scenderanno a zero e che quindi gli agricoltori, invece di manifestare, possono starsene tranquilli e lasciare i trattori in azienda: basta solo avere un po’ di pazienza. Purtroppo, visti i precedenti, temiamo che non sia così».

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