lunedì,Agosto 15 2022

’Ndrangheta, colpo al clan Molè: arresti in Lombardia. Si va dalle estorsioni alla gestione degli appalti

Con minacce e intimidazioni costringevano gli imprenditori del luogo a versare ingenti somme di denaro per poi acquisire il completo controllo delle attività economiche. In Toscana in tredici sono finiti in manette per traffico di cocaina

’Ndrangheta, colpo al clan Molè: arresti in Lombardia. Si va dalle estorsioni alla gestione degli appalti

Circa quindici anni di presenza della ‘ndrangheta nel territorio a cavallo tra le province di Como e Varese, con una vocazione sempre più imprenditoriale e una ormai grande esperienza nel mimetizzarsi e compenetrare nel tessuto economico legale. È quanto è emerso dalle lunghe e articolate indagini coordinate coordinata dalla Procura distrettuale di Milano (in coordinamento tra la Dda di Milano e la Dda di Reggio Calabria) e condotta dalla Squadra mobile di Milano, unitamente al Servizio centrale operativo della Polizia di Stato e dal Nucleo di Polizia economico finanziaria della Guardia di finanza di Como. [Continua in basso]

Tra le oltre cento misure eseguite in diverse regioni, nella sola Lombardia sono state fermate 54 persone. Si tratta di persone di origine calabrese provenienti dalla piana di Gioia Tauro, presunti appartenenti alla cosca Molè, che, avvalendosi della forza di intimidazione e della condizione di assoggettamento e omertà che ne è derivata, hanno posto in essere, in modo stabile e continuativo, una serie indeterminata di delitti di estorsione, usura, bancarotta fraudolenta, frode fiscale e corruzione, costringendo gli imprenditori lombardi al pagamento di ingenti somme di denaro per poi acquisire la totale gestione e controllo di attività economiche.

«Arriviamo a casa come le raccomandate»

«Noi siamo come le raccomandate, arriviamo direttamente a casa», diceva, intercettata, una delle persone finite in carcere. Una frase che mostra «minaccia e autorevolezza», citata durante la conferenza stampa indetta a Milano per spiegare il carattere di «arcaicità e modernità della ‘ndrangheta», con imprenditori, come ha spiegato il procuratore facente funzioni Riccardo Targetti, costretti a diventare «complici e a fornirei il loro know-how» sia con la permanenza degli aspetti della «tradizione» violenta delle cosche. [Continua in basso]

Dalle estorsioni alla gestione degli appalti

In particolare, l’indagine ha consentito di fotografe tre diversi periodi, caratterizzati da altrettante modalità di assoggettamento del territorio: tra il 2007 e il 2010 si sono registrati numerosi episodi di estorsione in danno di imprenditori locali; tra il 2010 e il 2019, poi, alle estorsioni si è aggiunto il controllo e la gestione economica di appalti assai remunerativi relativi al servizio di pulizia di grandi imprese ottenuti dall’organizzazione grazie alla “collusione” di un imprenditore che si presentava quale “faccia pulita”, titolare formale di cooperative operanti nel settore, cooperative con le quali veniva ideato ed attuato un articolato sistema di frode finalizzato all’evasione fiscale attraverso cui veniva finanziata l’associazione di stampo mafioso; dal 2018 e fino ad oggi, disarticolato in parte il sistema di frode fiscale in seguito ad alcuni arresti, sono ripresi, su larga scala, gli episodi di estorsione in danno di piccoli e medi imprenditori e, anche, di semplici cittadini.

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