Omicidio Stefano Piperno a Nicotera, familiari parte civile

Il fatto di sangue risale al 19 giugno dello scorso anno. L’inchiesta dei carabinieri coordinata dalla Procura di Vibo 

Il fatto di sangue risale al 19 giugno dello scorso anno. L’inchiesta dei carabinieri coordinata dalla Procura di Vibo 

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Prima udienza dinanzi al gup del Tribunale di Vibo Valentia, Pia Sordetti, del processo con rito abbreviato che vede imputati Francesco ed Ezio Perfidio, padre e figlio di 59 e 35 anni, di Preitoni di Nicotera, accusati dell’omicidio di Stefano Piperno, il giovane educatore di Nicotera ucciso il 19 giugno 2018. I familiari della vittima si sono costituiti parte civile nel processo con l’assistenza degli avvocati Antonio Cozza, Nicodemo Gentile e Irene Calogero. Per gli imputati, l’avvocato Francesco Sabatino ha reiterato la richiesta di giudizio abbreviato (che comporta in caso di condanna uno sconto di pena parti ad un terzo) subordinandola all’acquisizione di una consulenza tecnica a firma dell’ingegnere Teodorico Namia sugli aspetti principali dell’indagine (acquisizione telecamere e aggancio celle telefoniche). Richiesta accolta dal gup che ha ammesso gli imputati al giudizio abbreviato condizionato rinviando il processo al 10 settembre per discussione. In precedenza, il gip aveva disposto lo stralcio della posizione di Francesco Perfidio riguardo al reato di omicidio, disponendo il processo per l’ipotesi di distruzione di cadavere e per una ipotesi di spaccio di stupefacenti.

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Secondo l’accusa, sarebbe stato Ezio Perfidio a sparare al coetaneo Stefano Piperno alcuni colpi di fucile. Il padre Francesco sarebbe stato invece presente al momento dell’omicidio ed avrebbe rafforzato il proposito delittuoso, cagionando così la morte della vittima designata. A queste conclusioni era giunta la Procura di Vibo Valentia sulla scorta di un’indagine dei carabinieri del Nucleo operativo di Tropea (guidati dal maggiore Dario Solito), del Nucleo investigativo di Vibo Valentia (guidati dal maggiore Valerio Palmieri), del Ris di Messina e della sezione “Crimini violenti” del Ros (diretti dal colonnello Paolo Vincenzone), che ritengono l’omicidio aggravato dai futili motivi. Il movente del delitto sarebbe invece da ricercare nelle pressanti richieste della vittima, finalizzate ad ottenere dello stupefacente del tipo cocaina, pur avendo maturato debiti pregressi con gli aggressori.

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