Processo Alluvione a Vibo: in aula i consulenti della difesa

Citati dall’avvocato Antonio Crudo che assiste quattro imputati. Prescritti i reati di omicidio colposo e omissione d'atti d'ufficio. Sotto accusa anche l'ex presidente della Provincia Gaetano Bruni, l'ex comandate della municipale Domenico Corigliano e l'ex dirigente comunale Ugo Bellantoni 

Citati dall’avvocato Antonio Crudo che assiste quattro imputati. Prescritti i reati di omicidio colposo e omissione d'atti d'ufficio. Sotto accusa anche l'ex presidente della Provincia Gaetano Bruni, l'ex comandate della municipale Domenico Corigliano e l'ex dirigente comunale Ugo Bellantoni 

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E’ stata ieri la volta dei testi della difesa dell’avvocato Tony Crudo nel processo sull’alluvione che il 3 luglio 2006 ha sconvolto Vibo e le Marinate provocando tre morti e danni per milioni di euro. In aula il consulente geologo Damiano Borello e il geometra Antonio Scuticchio e una residente della zona. In particolare, il geologo, evidenziando e spiegando scientificamente e tecnicamente l’eccezionalità dell’evento del 3 luglio 2006, ha sottolineato come nessun tipo di opera di ingegneria idraulica avrebbe potuto evitare – a suo avviso – quanto verificatosi. Ha altresì spiegato come il fondo di località Sughero è rimasto allagato per effetto delle esondazioni di due torrenti che si sono verificate a monte dello stesso. Nel corso dell’udienza si è anche evidenziata la natura, le dimensioni e le caratteristiche delle strade presenti nel fondo. È stato altresì chiarito che non sono mai stati i Marzano ad occuparsi della gestione, della manutenzione ordinaria e straordinaria di tali strade ma bensì i residenti. L’avvocato Antonio Crudo assiste Raffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano. Il processo è stato aggiornato al 2 luglio. 

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Sotto processo per il reato di disastro colposo ci sono anche: Ugo Bellantoni (in foto), ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Vibo, difeso dall’avvocato Giovanni Marafioti; Domenico Corigliano, ex comandante della Polizia Municipale di Vibo (avvocato Monaco); Silvana De Carolis, ex dirigente del settore Lavori pubblici e Urbanistica del Comune di Vibo (avvocato Giuseppe Di Renzo); Giacomo Consoli, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vibo (avvocato Antonello Fuscà); Pietro La Rosa, responsabile della sorveglianza idraulica dei bacini idrografici nella provincia di Vibo (avvocato Giosuè Megna); Gaetano Ottavio Bruni (in foto in basso) ex presidente della Provincia di Vibo (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D’Agostino); Paolo Barbieri, ex assessore provinciale ai Lavori pubblici (avvocato Giuseppe Altieri); Giovanni Ricca, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Vincenzo Adamo); Ottavio Amaro, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Guido Contestabile); Filippo Valotta (Consorzio industriale), assistito dagli avvocati Vecchio e D’Agostino. Ben 19, invece, le parti civili, mentre tre sono gli enti chiamati a rispondere quali responsabili civili: il Comune di Vibo, difeso dall’avvocato Nicola Lo Torto, la Provincia di Vibo, assistita dagli avvocati Emilio Stagliano e Francesco Maione, la Regione Calabria, difesa dagli avvocati Michele Rausei e Antonio Montagnese.  [Continua la pubblicità]

Fra le parti civili, oltre ai familiari delle vittime e 17 privati cittadini, ci sono anche il Wwf con l’avvocato Angelo Calzone e Legambiente con l’avvocato Rodolfo Ambrosio. Altre sei parti civilisono invece assistite dall’avvocato Antonio Porcelli, una a testa dagli avvocati Maria Repice e Antonio Ludovico e due dall’avvocato Giuseppe Costabile. Parte civile anche Bruno Virdò, l’uomo che riportò gravi ferite tentando di salvare il piccolo Salvatore Gaglioti. Il 25 ottobre 2016 il Tribunale ha dichiarato la prescrizione (atteso che nessuno degli imputati aveva inteso rinunciarvi per avere un’eventuale assoluzione nel merito) per i reati di omicidio colposo ed omissione d’atti d’ufficio. Gli imputati dovevano tutti rispondere di aver cagionato con condotte colpose, ognuno per i rispettivi ruoli, la morte del piccolo Salvatore Gaglioti (di soli 16 mesi) e dello zio Ulisse Gaglioti sommersi, unitamente a Nicola De Pascale (altra vittima dell’alluvione), da una colata di fango e detriti sulla Statale 18 nei pressi della non lontana contrada “Sughero”. La famiglia Gaglioti è costituita parte civile nel processo con l’avvocato Giuseppe Pasquino.           LEGGI ANCHE: Processo Alluvione a Vibo: la deposizione del professore Versace

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