“Liberi di scegliere”, l’associazione di don Ciotti al carcere di Vibo

Nei giorni scorsi l’incontro tra il sodalizio e i detenuti per riflettere sull’importanza di allontanare i figli da contesti mafiosi e farli crescere senza il fardello di un cognome “pesante”

Nei giorni scorsi l’incontro tra il sodalizio e i detenuti per riflettere sull’importanza di allontanare i figli da contesti mafiosi e farli crescere senza il fardello di un cognome “pesante”

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L’associazione antimafia Libera è tornata al carcere di Vibo Valentia, con una iniziativa, “Liberi di scegliere”, che si propone di aiutare e accogliere donne e minori che vogliono uscire dal circuito mafioso e promuovere una rete di protezione e di sostegno per tutelare e assicurare una concreta alternativa di vita ai minori e alle loro madri. L’iniziativa si sostanzia in un protocollo siglato tra il dipartimento Pari opportunità della presidenza del consiglio, il Tribunale per i minorenni, la Procura distrettuale di Reggio Calabria, la Procura nazionale antimafia e la stessa Libera e con il sostegno dalla Conferenza episcopale italiana

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L’appuntamento ha avuto luogo il 31 maggio, grazie alla disponibilità della direttrice della casa circondariale, Angela Marcello, e dagli educatori ed educatrici che vi operano, in continuità con l’incontro tenuto lo scorso anno all’indomani del 21 marzo, Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

«“Liberi di scegliere” – scrive in una nota il coordinamento provinciale del sodalizio antimafia – nasce dall’azione rivoluzionaria del magistrato Roberto Di Bella, dal 2011 presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, il quale da ormai più di dieci anni tutela i ragazzi che crescono in contesti mafiosi, dando loro una possibilità di crescita lontano dalle famiglie di ‘ndrangheta proponendo nuovi orizzonti educativi, affettivi e sociali». “Stesse famiglie da oltre un secolo, stessi cognomi: dopo aver processato i padri negli anni ’90, qualche anno più tardi mi sono ritrovato a giudicare i figli”, queste le parole del magistrato, la cui figura è stata descritta in una fiction di successo andata in onda pochi mesi fa su Rai Uno. Da qui l’intuizione di inceppare il meccanismo, cercando di rompere l’indottrinamento e il condizionamento dei minori che spesso vengono coinvolti fin da ragazzi nelle attività criminali, attraverso provvedimenti di allontanamento degli stessi e anche di decadenza o limitazione della responsabilità genitoriale

L’incontro, moderato da Maria Joel Conocchiella, del coordinamento di Libera Vibo Valentia, ha visto l’intervento di don Ennio Stamile, referente regionale di Libera Calabria, il quale ha parlato dell’attività del Tribunale dei minori e del fondamentale ruolo di Libera nell’aiutare le sempre più donne, madri e mogli di boss che decidono di costruirsi una vita diversa lontano da quell’ambiente. Mentre è toccato a Mimmo Nasone, dell’area Giustizia di Libera, raccontare la brillante esperienza a fianco di don Italo Calabrò, parroco di una umanità disarmante, che ebbe il merito di far comprendere e conoscere la ‘ndrangheta a Luigi Ciotti, il quale proprio da questa esperienza iniziò ad occuparsi di mafie sviluppando l’idea di costituire Libera. Don Italo, prete di strada e degli ultimi, fu anche un antesignano del percorso “Liberi di scegliere”. Infatti, esercitò il suo sacerdozio nel Reggino durante le due guerre di mafia che contarono centinaia di morti, anche tra bambini, e non esitò mai di accogliere e salvare i figli dei boss per dare loro un’opportunità diversa.

«L’iniziativa di venerdì scorso – prosegue la nota – è stata molto importante per essere riusciti a veicolare dentro il carcere messaggi forti: essere artefici consapevoli delle proprie scelte, non decidere del destino dei propri figli ed avere il coraggio di sentire sulla propria pelle la voglia di riscatto e di cambiamento.  Di fronte a noi, occhi attenti di uomini e giovani detenuti che hanno ascoltato a mani congiunte. Un tentativo ed uno sforzo apprezzato, in particolare da chi, alla fine dell’incontro, si è avvicinato per stringerci la mano sussurrando una parola semplice ma molto significativa: grazie. Una stretta di mano che porteremo nel cuore e che ci lascia intravedere una concreta speranza di cambiamento».