‘Ndrangheta: da rivalutare il differimento pena per il boss di Nardodipace

La Cassazione ordina un nuovo esame per accertare se le condizioni di salute del detenuto sono compatibili con il carcere

La Cassazione ordina un nuovo esame per accertare se le condizioni di salute del detenuto sono compatibili con il carcere

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Dovrà essere nuovamente valutata l’istanza del boss Rocco Tassone, 73 anni, di Cassari di Nardodipace, condannato in via definitiva a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa nel processo “Crimine”. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti annullato con rinvio, per un nuovo esame da parte del Tribunale di Sorveglianza di Bologna, l’istanza del condannato che aveva chiesto il differimento della pena e la detenzione domiciliare per gravi problemi di salute. Per la Suprema Corte, nella precedente decisione del Tribunale di Sorveglianza sono da ravvisare dei vizi motivazionali laddove la documentazione medica prodotta dal ricorrente viene soltanto menzionata nell’ordinanza ma non presa in alcun modo in considerazione anche per verificare la “tenuta” della relazione sanitaria e del parere medico legale su cui il Tribunale ha fondato il rigetto. Inoltre la Cassazione ricorda che il giudice deve tener conto, indipendentemente dalla compatibilità o meno dell’infermità con le possibilità di assistenza e cura offerte al condannato dal sistema carcerario, anche dell’esigenza di non ledere il fondamentale diritto alla salute e il divieto di trattamenti contrari al senso di umanità. Da l’annullamento con rinvio della decisione del Tribunale di Sorveglianza. Rocco Tassone deve ancora scontare la propria pena sino al 10 luglio 2023. 

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E’ stato riconosciuto come il boss indiscusso ed il promotore del “locale” di ‘ndrangheta di Cassari di Nardodipace. La sua posizione apicale di capo crimine è stata confermata dal fatto che  è risultato personaggio “ben noto alla criminalità piemontese facente capo a Catalano Giuseppe ed a quella tedesca di Nesci Bruno, del quale Tassone era interlocutore privilegiato per la definizione di questioni di ‘ndrangheta particolarmente delicate”. Il boss di Cassari – padre dell’ex vicesindaco del Comune di Nardodipace, i cui organi elettivi sono stati sciolti due volte per mafia – avrebbe poi partecipato a diversi summit mafiosi come quello del 3 febbraio 2010 a Bovalino. Tassone si sarebbe seduto “abitualmente al tavolo insieme ai capi dell’organizzazione” criminale calabrese, come Giuseppe Commisso di Siderno e Giuseppe Pelle di San Luca, avendo il potere di attribuire autonomamente “onorificenze di ‘ndrangheta all’interno dell’articolazione delinquenziale di appartenenza” e di sapere prima ancora di Giuseppe Commisso dell’apertura di nuovi “locali” di ‘ndrangheta.

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