‘Ndrangheta: rigettata la confisca dei beni dei Maiolo di Acquaro

La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro interessa due esponenti dell’omonimo clan

La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro interessa due esponenti dell’omonimo clan

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La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha rigettato la proposta di confisca dei beni avanzata nei confronti dei fratelli Francesco, 40 anni, e Angelo Maiolo di Acquaro. Entrambi sono stati condannati (Angelo Maiolo ad 8 anni anche per reati concernenti gli stupefacenti, Francesco Maiolo a 4 anni) nel procedimento “Luce dei Boschi” per il reato di associazione mafiosa. Ciò ha giustificato la richiesta di confisca beni della Procura generale di Catanzaro.

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I due Maiolo, tramite gli avvocati Sandro D’Agostino e Sergio Rotundo, hanno dimostrato come i beni – peraltro riconducibili ai familiari degli stessi Maiolo – fossero stati acquistati con capitale lecito, tanto che la Corte di Assise d’Appello ha rigettato la richiesta di confisca. Fra i beni restituiti ai familiari dei due Maiolo vi sono cinque appezzamenti di terreno ad Acquaro, un magazzino, una Volkswagen, un immobile a Montesilvano (Pe). Angelo e Francesco Maiolo sono stati condannati nel processo “Luce nei boschi” quali esponenti di vertice dell’omonimo clan di Acquaro. Le indagini finalizzate alla confisca erano state condotte sul “campo” dalla Guardia di finanza.