I parenti di Guido Tricarico: «Lo abbiamo sempre aiutato, ma è impossibile accontentarlo»

La storia dell’anziano vibonese “invisibile”, che chiedeva un tetto sotto cui abitare dignitosamente. Ora parlano i familiari, che raccontano la loro versione. E fanno un appello alle istituzioni

La storia dell’anziano vibonese “invisibile”, che chiedeva un tetto sotto cui abitare dignitosamente. Ora parlano i familiari, che raccontano la loro versione. E fanno un appello alle istituzioni

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Guido Tricarico
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Dai familiari di Guido Tricarico, l’anziano vibonese che vagava per la città senza una fissa dimora, e di cui abbiamo raccontato la storia, riceviamo una lettera di chiarimenti che di seguito integralmente pubblichiamo.

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Siamo i parenti di Guido Tricarico, “l’invisibile” di cui vi siete occupati ultimamente. Innanzitutto ringraziamo quanti lo hanno aiutato in quei momenti particolarmente difficili, però ci sembra che siano stati dati giudizi nei nostri confronti troppo affrettati e molto superficiali, senza conoscere ciò che ha portato Guido a ridursi in quelle condizioni, ma procediamo con ordine. 

Sposatosi giovanissimo a Vibo, ebbe tre figli che ad un certo punto lasciò, per andare a lavorare in Germania, qui conobbe un’infermiera da cui ebbe un figlio, anche questa relazione finì, ne ebbe ancora un’altra ma anche questa terminò, si parla di relazioni che duravano un paio di anni. Quando si pensionò ritornò in Italia, qui fu accolto amorevolmente da una parente che lo aiutò sempre. Conobbe altre donne, relazioni tutte destinate a finire, forse a causa di un suo carattere piuttosto difficile. Ebbe un incidente gravissimo da cui uscì illeso, ma la macchina si distrusse completamente, la parente gliene comprò una nuova, gli pagava l’assicurazione, le tasse. Ammalato di osteoporosi, gli furono trovate sette vertebre schiacciate, cosa che lo portò all’uso delle stampelle. Successivamente gli fu asportato mezzo polmone, per cui necessita spesso dell’ossigeno, sempre assistito dai parenti. La parente che si è sempre presa cura di  lui, per anni gli cambiava il pannolone, gli portava a spasso il cane, un grosso cane lupo, gli cucinava, l’imboccava. Lei lo poteva accudire perché libera da impegni, mentre gli altri erano afflitti dai loro problemi, di cui una con gravissimi problemi familiari che non le permettevano di aiutare il parente. 

Il giorno in cui gli si bruciò la casa, fu accolto dalla solita benevola parente. Dopo volle una sua casa, fu accontentato, sempre a spese della parente, fu assistito da una badante, ma le condizioni fisiche peggioravano, era un continuo intervento di autombulanze, polizia, carabinieri, vigili del fuoco, vigili urbani. Cambiò altre due case, le cambiava perché disturbava fortemente di giorno e di notte, creava scompiglio, barcollava, cadeva, urlava. Fu in sette strutture ma anche da qui dopo pochi giorni andava via perché secondo lui non era elemento da struttura per anziani, d’altronde non si poteva fare niente contro la sua volontà perché la legge garantisce come diritti fondamentali dell’individuo la vita e la libertà. 

Non ha mai dimostrato un minimo segno di gratitudine verso chi l’ha assistito, curato, speso un patrimonio, anzi il suo atteggiamento è sempre stato d’ingratitudine, continue pretese assurde, a volte aggressivo. Si è tentato di metterlo in qualche famiglia bisognosa ma dopo pochi giorni veniva rifiutato, perché a loro dire la convivenza con lui era impossibile. La parente, anziana anche lei, cominciava a sentire forti disturbi legati all’età, è fortemente stressata, ansiosa a causa di questa situazione. Lui non ha più voluto aiuto. Quindi il senzatetto, di tetti ne ha avuti a decine, ha avuto per anni l’aiuto silenzioso, paziente, continuo senza il quale oggi non sarebbe più in questo mondo. 

Lui ha le sue aspettative, i suoi sogni, ma questi devono fare i conti con la sua realtà fisica che non glieli permettono nel modo più assoluto. Molti di noi vorremmo una vita diversa ma purtroppo ci dobbiamo piegare dinanzi alla volontà di colui che è artefice delle nostre vite, del nostro destino. Adesso al di là delle parole, dei giudizi, dei moralismi se c’è qualcuno che può darci un consiglio, un’indicazione concreta tramite la redazione di questo giornale, su cosa potremmo fare gliene saremmo immensamente grati. Adesso Guido è in una struttura protetta, dove gli viene data l’assistenza materiale, medica e infermieristica di cui necessita, certo non è la felicità per lui ma ha garantita la vita. Ma se vorrà uscire dalla struttura, cosa potremo fare?

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