Alluvione del 3 luglio a Vibo, dopo 13 anni molte ferite restano aperte – Video

Il devastante evento ha messo in ginocchio le Marinate, provocando tre morti e lasciando tuttora i segni del suo passaggio, malgrado il tempo trascorso. Nel processo penale è stata intanto fissata l'udienza per la requisitoria del pubblico ministero

Il devastante evento ha messo in ginocchio le Marinate, provocando tre morti e lasciando tuttora i segni del suo passaggio, malgrado il tempo trascorso. Nel processo penale è stata intanto fissata l'udienza per la requisitoria del pubblico ministero

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Tredici anni dalla tragedia, tredici anni dai danni, tredici anni di attese, speranze e delusioni. Tanto è passato dalla drammatica alluvione che il 3 luglio 2006 si è abbattuta su Vibo Valentia, mettendo in ginocchio le sue frazioni marine e portandosi via anche tre vite, quelle di: Ulisse Gaglioti, Nicola De Pascali e del piccolo Salvatore Gaglioti, di appena 16 mesi.

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Un disastro le cui conseguenze, sul piano economico e territoriale, si continuano a pagare. Centinaia di persone hanno perso tutto ciò che avevano: le case, le auto. Bivona, Vibo Marina, Portosalvo trasformate in un enorme lago, dopo il fiume assassino che si è portato via ogni cosa. Attività commerciali che non si sono più riprese, strutture turistiche storiche che soltanto oggi, dopo la chiusura e la perdita del posto di lavoro per centinaia di padri di famiglia, stanno cercando di risollevarsi. Sul fronte politico, è partita una lentissima ricostruzione, in realtà gestita in modo pessimo se è vero, come è vero, che ancora oggi i cantieri per mettere in sicurezza il fosso Sant’Anna a Bivona sono bloccati, se le sterpaglie inondano gli alvei, se le piazze restano sprofondate, e le strade abbandonate.  [Continua dopo la pubblicità]

Sul fronte giudiziario, invece, nell’ultima udienza del processo (celebrata ieri) si è registrata la produzione documentale di alcuni difensori degli imputati (gli avvocati Crudo, Fuscà, Altieri e Monaco), così come del pm della Procura di Vibo, Luca Ciro Lotoro. Il Tribunale collegiale, presieduto dal giudice Giulio De Gregorio, ha quindi fissato la discussione del processo per la requisitoria del pubblico ministero al 1 ottobre. Sotto processo per il reato di disastro colposo ci sono: Ugo Bellantoni, ex dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune di Vibo, difeso dall’avvocato Giovanni Marafioti; Domenico Corigliano, ex comandante della Polizia Municipale di Vibo (avvocato Monaco); Silvana De Carolis, ex dirigente del settore Lavori pubblici e Urbanistica del Comune di Vibo (avvocato Giuseppe Di Renzo); Giacomo Consoli, ex dirigente del settore Lavori pubblici del Comune di Vibo (avvocato Antonello Fuscà); Pietro La Rosa, responsabile della sorveglianza idraulica dei bacini idrografici nella provincia di Vibo (avvocato Giosuè Megna); Gaetano Ottavio Bruni, ex presidente della Provincia di Vibo (avvocati Giovanni Vecchio e Sandro D’Agostino); Paolo Barbieri, ex assessore provinciale ai Lavori pubblici (avvocato Giuseppe Altieri); Giovanni Ricca, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Vincenzo Adamo); Ottavio Amaro, responsabile pro tempore dell’Abr (avvocato Guido Contestabile); Filippo Valotta (Consorzio industriale), assistito dagli avvocati Vecchio e D’Agostino; Raffaella, Alessandra, Maria Antonietta e Fabrizio Marzano, proprietari di una strada privata in località “Sughero” (avvocato Antonio Crudo). Ben 19, invece, le parti civili, mentre tre sono gli enti chiamati a rispondere quali responsabili civili: il Comune di Vibo, la Provincia di Vibo, la Regione Calabria. Parte civile anche Bruno Virdò, l’uomo che riportò gravi ferite tentando di salvare il piccolo Salvatore Gaglioti. Il 25 ottobre 2016 il Tribunale ha dichiarato la prescrizione (atteso che nessuno degli imputati aveva inteso rinunciarvi per avere un’eventuale assoluzione nel merito) per i reati di omicidio colposo ed omissione d’atti d’ufficio. Nessuno degli imputati ha inteso rinunciare alla prescrizione e pertanto penalmente nessuno pagherà mai per i tre morti dell’alluvione. Resta invece ancora in piedi il reato di disastro ed inondazione colposa. Tredici anni sono dunque trascorsi da quando la forza devastante della natura ha squarciato Vibo Valentia. Ed ha aperto ferite che nessuno ha saputo, o voluto, ancora rimarginare.