Sequestro di persona e pestaggio a Vibo: rito abbreviato per tre fratelli

Sono accusati di aver rinchiuso in due magazzini e massacrato di botte la compagna di Luca Lo Bianco. Salvatore Lo Bianco lascia intanto i domiciliari per l’obbligo di dimora

Sono accusati di aver rinchiuso in due magazzini e massacrato di botte la compagna di Luca Lo Bianco. Salvatore Lo Bianco lascia intanto i domiciliari per l’obbligo di dimora

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Processo con rito abbreviato per tre imputati accusati di sequestro di persona e lesioni aggravate ai danni di Vanessa Currà, la 40enne di Pernocari (frazione del comune di Rombiolo) rimasta per quasi 17 ore incatenata e imbavagliata in due magazzini. Dinanzi al gup del Tribunale di Vibo Valentia – dopo la richiesta di giudizio immediato da parte della Procura – il 12 settembre prossimo dovranno comparire tre fratelli: Luca Lo Bianco, 48 anni, attualmente ai domiciliari; Antonio Lo Bianco, 42 anni (domiciliari); Salvatore Lo Bianco, 38 anni. Gli imputati sono tutti di Vibo Valentia e sono difesi dall’avvocato Michelangelo Miceli. E proprio in accoglimento di un’istanza dell’avvocato Miceli, il gip del Tribunale di Vibo ha revocato gli arresti domiciliari a Salvatore Lo Bianco, disponendo la misura cautelare dell’obbligo di dimora in provincia di Bologna dove il 38enne risiede da tempo. Nei confronti di Antonio e Salvatore Lo Bianco (a differenza del fratello Luca) oltre ai reati di sequestro di persona e lesioni aggravate viene ipotizzato anche l’accusa di detenzione illegale di una pistola. Vanessa Currà, compagna di Luca Lo Bianco, ad avviso degli inquirenti, sarebbe stata legata, immobilizzata, imbavagliata e caricata su un furgone dai tre imputati e quindi condotta in un loro magazzino di Ionadi. 

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Qui sarebbe stata brutalmente pestata, legata ad un macchinario per la tosatura delle nocciole, aggredita con calci, pugni e bastonate e poi minacciata di morte con una pistola. Sarebbe stata quindi ricaricata sul furgone e trasferita in un altro magazzino a Briatico e qui legata ad una scaffalatura in metallo per essere di nuovo massacrata di botte e lasciata legata sino al giorno successivo. Solo la denuncia ai carabinieri da parte del figlio maggiore della donna (avuto da un’altra relazione) ha portato al ritrovamento di Vanessa Currà. I dissapori fra Leoluca Lo Bianco e la donna sarebbero nati in particolare dalla contrarietà della famiglia Lo Bianco a far vivere in casa loro i due figli che la donna ha avuto da altre relazioni. 

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