Vibo, rischio eternit sempre attuale: tra ritardi e paradossi

Il territorio non è ancora stato bonificato da quel materiale killer messo al bando nel ’92, eppure il Comune era stato precursore con un’ordinanza del 2010. Ma a distanza di 9 anni manca ancora il Piano comunale

Il territorio non è ancora stato bonificato da quel materiale killer messo al bando nel ’92, eppure il Comune era stato precursore con un’ordinanza del 2010. Ma a distanza di 9 anni manca ancora il Piano comunale

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In Italia è stata una piaga, ha seminato morte per decenni. I suoi effetti si sono attenuati nel corso degli ultimi anni grazie alla messa al bando da parte dello Stato con la legge 257/92, ma la storia non è ancora chiusa. La questione amianto resta di stretta attualità. Pur rimanendo spesso ai margini dell’agenda politica delle istituzioni locali, è uno dei temi su cui bisognerebbe soffermarsi per affrontarlo nel migliore dei modi. Perché, ad esempio nel Comune di Vibo Valentia, sono ancora centinaia i tetti, le canne fumarie ed altre coperture realizzate con il famigerato eternit, quel “fibrocemento” che agli inizi del secolo scorso trovò grande utilizzo nell’edilizia. Ma la cui usura – si scoprì in seguito – generava polvere di amianto letale per la salute umana, con processi di incubazione lunghi anche trent’anni.

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L’aspetto normativo, in chiave locale, fa registrare uno dei tanti piccoli paradossi vibonesi. Il Comune capoluogo, infatti, nel 2010 era stato precursore in tema di bonifiche dell’amianto, con l’allora sindaco Nicola D’Agostino che aveva emanato un’ordinanza sulla materia. Ma da precursore a inadempiente il passo è breve. Perché nel 2011 la Regione approva la legge 14 che istituisce il Piano regionale amianto Calabria (Prac), che all’articolo 9 demanda gli adempimenti necessari per lo smaltimento ad altri enti, come l’Asp, l’Arpacal e la Polizia municipale. Ed il Comune di Vibo Valentia, ovviamente, non si dota dell’apposito regolamento (Pac). In ogni caso la Regione fornisce all’ente il software di controllo di georeferenziazione, che permette agli uffici di effettuare una rilevazione completa e catastale dell’amianto. Un software che comunque è ancora da implementare non avendo rilevato, ad esempio, le canne fumarie e l’intera zona dell’Italcementi, evidentemente dotata di qualche schermatura che ha impedito la penetrazione del satellite. In ogni caso, già dal 2011, la mappatura era stata realizzata ed anche alcune bonifiche erano state effettuate, nello specifico in località Santa Ruba, a Vena e al cimitero di Vibo. Da quell’anno, comunque, numerosi cittadini si sono denunciati in autotutela, sia per evitare di essere colti nell’illecito e sia per poter accedere, successivamente, ai finanziamenti che la Regione aveva assicurato. 

bruni vincenzoE proprio su questi finanziamenti sono necessari approfondimenti, perché non è chiaro – come spiegato anche dall’assessore all’Ambiente del Comune di Vibo, Vincenzo Bruni – se siano stati effettivamente inseriti in bilancio oppure no. «Nel corso della prossima settimana sarò in Regione e tra le altre cose affronterò anche questa, per cercare di capire meglio la vicenda». Bruni si è mostrato particolarmente disponibile e sensibile al tema: «Superata la fase emergenziale legata alle impellenze estive, con l’arrivo dell’autunno sarà una delle prime pratiche cui ci dedicheremo».

In questo frangente, infatti, diventa cruciale approvare il regolamento comunale sull’amianto, che deve recepire la legge regionale 14 ed apportare eventuali modifiche inserite nel contesto territoriale di riferimento. Anche perché il Prac disponeva che l’individuazione di tutti i siti e le procedure per le bonifiche venissero compiuti entro 10 anni dall’approvazione, e quindi entro il 2021. Due anni, insomma, per mettersi in regola e per mettere al sicuro – almeno su questo fronte – la salute dei cittadini vibonesi.