domenica,Ottobre 2 2022

Omicidio Lazzaro nelle Preserre vibonesi, pena definitiva per l’imputato

Cade pure in Cassazione la premeditazione nel fatto di sangue. Gaetano Muller accusato di aver ucciso a coltellate il cugino Bruno Lazzaro a causa di una ragazza contesa

Omicidio Lazzaro nelle Preserre vibonesi, pena definitiva per l’imputato

Confermata dalla Cassazione la condanna a 16 anni di reclusione nei confronti di Gaetano Muller, 23 anni, di Sorianello, ritenuto colpevole dell’omicidio del 27enne Bruno Lazzaro, ucciso con una coltellata all’addome il 4 marzo 2018. Gaetano Muller nel corso delle udienze di primo grado aveva confessato il delitto, confermando l’iniziale ipotesi accusatoria. In primo grado, Gaetano Muller, in sede di giudizio abbreviato, era stato condannato a 30 anni di reclusione dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, che aveva ritenuto la sussistenza della premeditazione, pena poi  ridotta a 16 anni dalla Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro che non aveva invece ravvisato i presupposti di tale aggravante. La sentenza era stata impugnata dalla Procura generale, che nel ricorso aveva ripercorso le fasi precedenti il delitto, le cui risultanze, a suo avviso, dimostravano come lo stesso fosse stato premeditato. La Corte di Cassazione – nel cui giudizio Muller è stato assistito dall’avvocato Francesco Lojacono (in appello invece era assistito dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Vincenzo Galeota – ha ritenuto infondate le relative argomentazioni, confermando la sentenza di secondo grado, rigettando anche il ricorso della difesa che aveva sostenuto trattarsi di delitto preterintenzionale. [Continua in basso]

Gaetano Muller

Le indagini, svolte sul campo dai carabinieri della Stazione di Soriano Calabro, diretti dal maresciallo Barbaro Sciacca, e dai militari dell’Arma della Compagnia di Serra San Bruno guidati dal tenente Marco Di Caprio, avevano messo in evidenza che Bruno Lazzaro era nipote di Salvatore Inzillo (fratello della madre di Gaetano Muller), a sua volta ucciso nel giugno 2017 a Sorianello e ritenuto vicino al clan degli Emanuele.

Bruno Lazzaro era quindi cugino di Gaetano Muller (sorelle le madri) ed era anche cugino di Salvatore Lazzaro, il 23enne ucciso il 12 aprile 2013 a colpi di fucile mentre si trovava agli arresti domiciliari nella sua abitazione di località “Fago Savini” di Sorianello. Gaetano Muller era inoltre fidanzato con la figlia minorenne di un esponente di spicco del clan Emanuele, attualmente detenuto a seguito della condanna rimediata nel processo antimafia “Luce nei boschi”. Proprio la relazione intrapresa dalla stessa ragazza con Bruno Lazzaro avrebbe scatenato la furia omicida di Gaetano Muller contro il cugino, con lo stesso Muller che, dopo la coltellata, avrebbe chiamato i carabinieri affermando che Lazzaro si era ferito con un ferro. 

Una versione non riscontrata dai militari dell’Arma e che aveva portato la Procura di Vibo a chiedere ed ottenere dal gip un’ordinanza di custodia cautelare in carcere. Particolarmente utili alle indagini si erano poi rivelate le conversazioni estrapolate dal cellulare della vittima ritrovato sul luogo ove è stata soccorsa la vittima. Di fatto, grazie a queste conversazioni si era potuto appurare che, pochi minuti prima dell’agguato, Bruno Lazzaro era stato messo in guardia dalla ragazza, ex fidanzata di Muller, che temeva per la sua incolumità in quanto lo stesso era venuto a conoscenza della relazione fra i due. 
Le parti civili (Giuseppe Lazzara, papà della vittima, Viola Inzillo, madre di Bruno Lazzaro e Azzurra Lazzaro, sorella di Bruno) erano assistite dagli avvocati Nazzareno Latassa e Marcello Scarmato.

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