mercoledì,Maggio 18 2022

Usura ed estorsione a Vibo: cadono le accuse nei confronti di quattro imputati

Il pm Olimpia Anzalone aveva chiesto severe condanne, ma il Tribunale ha ritenuto «generiche e lacunose» le dichiarazioni della parte offesa. In prescrizione il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Usura ed estorsione a Vibo: cadono le accuse nei confronti di quattro imputati

Il Tribunale collegiale di Vibo Valentia, presieduto dal giudice Gianfranco Grillone (a latere i giudici Giorgia Maria Ricotti e Giuseppina Passarelli), ha assolto Domenico Patania, 40 anni, Antonino Franzè, 53 anni, Salvatore Furlano, 54 anni, e Antonino Francolino, 51 anni, tutti di Vibo Valentia, dall’accusa di usura, mentre la contestazione di tentata estorsione formulata nei confronti di Salvatore Furlano e Antonino Francolino è stata riqualificata dal Tribunale nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza alle persone e per tale ipotesi delittuosa è stata dichiarata la sopravvenuta prescrizione. Secondo l’accusa, Domenico Patania e Antonino Franzè dovevano rispondere di usura ai danni di S.S. (soggetto invalido ed in stato di bisogno) dal quale si sarebbero fatti promettere interessi o altri vantaggi usurari. In particolare, a fronte di un prestito di 900 euro avrebbero pattuito la somma di 300 euro a titolo di interessi per il pagamento del capitale da eseguire entro 45 giorni dal prestito e, successivamente, dopo la restituzione anticipata di 600 euro, i due imputati avrebbero preteso l’ulteriore somma di 150 euro. Tale contestazione risaliva al marzo 2008. Salvatore Furlano e Antonino Francolino dovevano invece rispondere del reato di usura perché, a fronte di un prestito nel febbraio 2008 di 1.800 euro, avrebbero pattuito la restituzione della somma di 200 euro al mese sino al luglio 2008 per complessivi 2mila euro, di cui 200 euro a titolo di interessi (per sei mesi) per il pagamento del capitale. [Continua in basso]

Salvatore Furlano

Per Salvatore Furlano e Antonino Francolino anche l’accusa di tentata estorsione – riqualificata dal Tribunale in sentenza con il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza – poiché mediante ripetute minacce (staccare e mettere la testa sotto i piedi, prendere a schiaffi la parte offesa ed ucciderla) avrebbero colpito la vittima con uno schiaffo (Furlano) e tirato violentemente per un braccio (Francolino) e si sarebbero impossessati di due assegni e poi imposto alla parte offesa di sottoscrivere una scrittura privata priva di data di riconoscimento del debito senza interessi, ponendo così in essere atti idonei a costringere S.S. a corrispondere gli interessi sul prestito ad usura. Il pm Olimpia Anzalone aveva chiesto la condanna a 4 anni di reclusione ed 8mila euro di multa nei confronti di Domenico Patania e Antonino Franzè, mentre per Salvatore Furlano e Antonino Francolino la richiesta di condanna del pubblico ministero ammontava a 6 anni di reclusione e 12mila euro di multa.

Il rinvio a giudizio dei quattro imputati risaliva al 24 giugno del 2015 e la prima udienza si è tenuta il 22 ottobre 2015. Il Tribunale contestualmente alla sentenza ha depositato pure le motivazioni della decisione dalle quali si apprende che il racconto della parte offesa è da ritenersi «generico, lacunoso, contraddistinto in fase dibattimentale da insanabili contraddizioni e, non da ultimo, sfornito di riscontri documentali». In atti non è stato infatti rinvenuto – spiegano i giudici – alcun assegno che sarebbe stato fornito in garanzia, e le stesse dichiarazioni della parte offesa «si prestano a più di un rilievo a partire dall’ostinata negazione di essere vittima del vizio del gioco sebbene – sottolinea il Tribunale in sentenza – siano diverse le fonti ad indicarlo come abituale frequentatore di un centro scommesse limitrofo alla propria abitazione». Così facendo, ad avviso dei giudici, lo stesso denunciante «negava in radice quella che avrebbe dovuto essere la ragione del suo ricorso agli usurai, vale a dire la difficoltà di far fronte ai debiti di gioco o comunque la necessità di soddisfare la propria ludopatia nonostante fosse percettore di una pensione di invalidità».

Antonino Franzè era difeso dagli avvocati Francesco Muzzopappa ed Elisa Solano, Salvatore Furlano dall’avvocato Francesco Lione, Antonino Francolino dall’avvocato Francesco Sabatino, Domenico Patania dall’avvocato Salvatore Pronestì.
Salvatore Furlano si trova attualmente sotto processo anche per l’operazione Rinascita Scott.

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