mercoledì,Agosto 10 2022

Operazione Planning a Reggio Calabria: ai domiciliari anche un vibonese

Secondo l’accusa avrebbe fatto da intestatario fittizio delle società dei fratelli Gangemi finiti al centro dell’inchiesta

Operazione Planning a Reggio Calabria: ai domiciliari anche un vibonese
Direzione investigativa antimafia

C’è anche Giuseppe Milasi, 53 anni, di Vibo Valentia, fra gli indagati finiti agli arresti domiciliari nell’ambito dell’operazione Planning della Dia di Reggio Calabria scattata il 26 luglio scorso. Nei suoi confronti la Procura reggina ipotizza il reato di associazione a delinquere «finalizzata alla commissione di una pluralità di delitti di trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio, auto-riciclaggio e reati tributari – finalizzata a garantire ai fratelli Giampiero e Sergio Gangemi, entrambi di Reggio Calabria e finiti in carcere, di operare in plurimi settori commerciali (tra cui: attività edilizia e di investimento immobiliari; compravendita di auto/nobili; grande distribuzione alimentare) sotto lo schermo di una pluralità di imprese fittiziamente intestate a terzi, costituenti il “Gruppo Gangemi”, grazie alle quali i citati fratelli eludevano l’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali ed agevolavano gli interessi della ‘ndrangheta».

In particolare, Giuseppe Milasi «dapprima quale partecipe dell’associazione, quindi quale organizzatore della stessa, in esito alla sopravvenuta detenzione dei fratelli Gangemi», è accusato di essersi intestato «fittiziamente la partecipazione nella C.C.l. S.r.l, assumendone anche la carica di amministratore, nonostante la stessa fosse di fatto riconducibile e gestita, nei rapporti con la LE G S.r.l. e con Eurospin Sicilia S.p.a». La commissione del reato sarebbe avvenuta a Reggio Calabria dal 2012 a tutto il 2018. Dall’inchiesta emerge che Giuseppe Milasi è nipote di una sorella di Pietro Gangemi, quest’ultimo padre dei fratelli Giampiero e Sergio Gangemi. I presunti legami fra il gruppo Gangemi ed il clan De Stefano sono stati inoltre alla base, negli anni, di tre distinte misure di prevenzione che hanno portato al sequestro di numerosi beni (immobili, mobili registrati e quote societarie) di pertinenza dei Gangemi.

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