Rapina ed estorsione, Cassazione conferma condanna per settantenne di Mileto

I fatti al centro del procedimento giudiziario coprono un arco temporale che va dal 1990 al 2010

I fatti al centro del procedimento giudiziario coprono un arco temporale che va dal 1990 al 2010

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La prima sezione penale della Cassazione ha dichiarato “inammissibile” il ricorso di Rocco Cosentino, 70 anni, di Mileto, avverso la decisione con la quale la Corte d’Appello di Catanzaro – quale giudice dell’esecuzione – ha rigettato l’incidente di esecuzione confermando la pena a 3 anni e 4 mesi irrogatagli il 5 gennaio 2016 (irrevocabile il 31 ottobre 2017) per i reati di estorsione e rapina con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche prevalenti sull’aggravante (ostativa) e sulla recidiva. Per la Suprema Corte, la condanna per il delitto di estorsione, pur quando la sentenza abbia ritenuto l’equivalenza o la prevalenza delle circostanze attenuanti sulle aggravanti (ostative) contestate, preclude la sospensione dell’ordine di esecuzione. Rocco Cosentino è stato condannato per fatti delittuosi che coprono un arco temporale che va dal 1990 al 2010. La vicenda giudiziaria ha preso il via da alcune denunce presentate da due coniugi reati accaduti presso un terreno all’epoca a loro in uso, sito nella frazione San Giovanni di Mileto. Nel corso degli anni, Cosentino e altri due condannati avrebbero costretto i proprietari del terreno a subire l’occupazione dello stesso fondo e a non denunciare i fatti subiti minacciandoli. 

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