Usura a Vibo: la Cassazione conferma la condanna per l’imputato

Verdetto definitivo per un troncone dell’operazione “Insomnia”. Vittima ridotta sul lastrico. A sostegno dell’accusa anche le dichiarazioni del pentito Raffaele Moscato 

Verdetto definitivo per un troncone dell’operazione “Insomnia”. Vittima ridotta sul lastrico. A sostegno dell’accusa anche le dichiarazioni del pentito Raffaele Moscato 

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Confermata dalla seconda sezione penale della Cassazione la condanna a quattro anni di carcere per Domenico Moscato, 60 anni, di Vibo Valentia, ritenuto responsabile del reato di usura ai danni di Giuseppe Sergio Baroni, quest’ultimo titolare in passato di due attività commerciali a Vibo nel campo dei gioielli e dell’abbigliamento. I giudici della Suprema Corte hanno ritenuto il ricorso di Domenico Moscato “inammissibile”, confermando la sentenza della Corte d’Appello di Catanzaro (emessa il 25 novembre 2017) e del Tribunale collegiale di Vibo Valentia (verdetto in primo grado emesso nel settembre 2016). Domenico Moscato è stato anche condannato al risarcimento, in favore delle parti civili, dei danni materiali e morali da liquidarsi in un separato giudizio civile e alla rifusione delle spese processuali.

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Due gli episodi di usura per i quali l’imputato è stato ritenuto responsabile. Per la Cassazione, “le valutazioni del compendio testimoniale operate dalla Corte di merito trovano adeguata e logica spiegazione anche alla luce degli ulteriori elementi a carico acquisiti nel corso dell’istruttoria e puntualmente indicati in sentenza con i quali il ricorrente ha omesso di confrontarsi (esiti della perquisizione e sequestro, contenuto delle intercettazioni telefoniche, dichiarazioni accusatorie della parte offesa e di un collaboratore di giustizia)”. Nel corso del processo di primo grado, contro l’imputato aveva infatti deposto pure il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato, zio di Domenico Moscato. L’attività usuraria sarebbe stata messa da anni in piedi da Domenico Moscato (in foto) nel suo tabacchino, ubicato nel quartiere “Cancello Rosso” di Vibo, dove nel corso delle perquisizioni i militari dell’Arma hanno trovato quello che il gip ha poi definito nell’ordinanza di custodia cautelare in carcere come un “vero e proprio archivio dell’usura”, con assegni, scritture contabili ed appunti. Domenico Moscato avrebbe spinto l’imprenditore vibonese Baroni in una “morsa usuraria che ha distrutto la sua attività lavorativa e ne ha annientato la dignità personale, incidendo – aveva rimarcato il gip – in modo pesante pure sulla sua vita familiare”.  La vicenda processuale chiusa ora con la sentenza della Cassazione è frutto di un troncone dell’operazione denominata “Insomnia”.