Nicotera, l’omaggio del Comune al carabiniere ucciso a Roma

Cerimonia in onore del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, vittima di una mano criminale nell’adempimento del proprio dovere. Il sindaco Marasco: «Tragedia che colpisce l’Italia migliore»

Cerimonia in onore del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, vittima di una mano criminale nell’adempimento del proprio dovere. Il sindaco Marasco: «Tragedia che colpisce l’Italia migliore»

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L'omaggio a Mario Cerciello Rega
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Si è tenuta in Piazza Garibaldi, a Nicotera, su iniziativa dell’amministrazione comunale e alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, una cerimonia di commemorazione del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, barbaramente ucciso a Roma. Nella circostanza, il sindaco della cittadina Giuseppe Marasco ha tenuto un accorato intervento sottolineando come «la drammatica uccisione del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, ha lasciato attonita l’intera nazione, suscitando un’ondata di solidarietà verso l’Arma e tutti coloro i quali, quotidianamente, mettono a repentaglio la loro vita per garantire la nostra sicurezza. Non è solo la giovane età dell’ucciso che ha destato particolare commozione o la circostanza del fatto che è stato sottratto all’affetto dei suoi cari e, in particolare, a quello della sua sposa, con la quale era convolata a nozze solo poche settimane fa. Ha infatti notevolmente colpito noi tutti e l’opinione pubblica in generale – ha detto Marasco -, il ritratto che di lui hanno fatto amici, colleghi e conoscenti e dal quale traspare la figura di un cittadino che incarnava le più alte virtù civili e repubblicane: un uomo che dopo la morte del padre si era preso cura della famiglia, un carabiniere che si era già distinto per atti di civismo come quando – quattro anni fa – accompagnò al Bambin Gesù di Roma, una madre vedova con una bambina, restando in ospedale tutta la notte, circostanza che gli era valso un encomio. Un uomo mite e buono che, dopo il servizio, si dedicava ai tanti sfortunati senza fissa dimora che vivono nei pressi delle stazioni Termini e Tiburtina della Capitale e ai quali, portava da mangiare, trovando poi persino il tempo per accompagnare i malati a Lourdes e a Loreto, in veste di barelliere dell’Ordine di Malta». Per Marasco è «una tragedia, quella della sua vigliacca e barbara uccisione, che ha privato la nazione di un pezzo di quell’Italia migliore di cui l’Arma dei Carabinieri, è uno dei più fulgidi esempi e che, riaprendo il dibattito sulla sicurezza nei centri urbani, ci ricorda ancora una volta quando dobbiamo ai carabinieri stessi e alle altre forze dell’ordine che, da sempre, in prima linea con sacrificio, dedizione e altruismo, proteggono le nostre comunità». 

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