Terremoto giudiziario in riva allo Stretto, arrestati i consiglieri regionali Romeo e Nicolò

Indagato a piede libero anche l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi. Avrebbero agevolato, in cambio di sostegno elettorale, le attività della cosa Libri

Indagato a piede libero anche l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi. Avrebbero agevolato, in cambio di sostegno elettorale, le attività della cosa Libri

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È un vero e proprio terremoto politico-giudiziario quello scoppiato oggi con l’esecuzione dell’inchiesta “Libro nero”. La Dda di Reggio Calabria, infatti, ha arrestato 17 persone, fra le quali figurano politici di spicco della Regione Calabria, nonché imprenditori di particolare rilievo. Nell’elenco degli indagati, infatti, compaiono, l’attuale capogruppo del Pd in Consiglio regionale, Seby Romeo (finito ai domiciliari), l’ex assessore regionale Demetrio Naccari Carlizzi (indagato a piede libero) e il consigliere regionale del gruppo misto, già capogruppo di Forza Italia e ora in Fratelli d’Italia, Alessandro Nicolò (in carcere). Nello specifico, Nicolò è accusato di associazione mafiosa perché, quale presunto referente politico delle cosche Libri e De Stefano-Tegano, avrebbe stretto uno stabile e permanente accordo con gli esponenti di tali consorterie mafiose assicurando benefici di vario genere. Demetrio Naccari Carlizzi, cognato del sindaco di Reggio, Giuseppe Falcomatà, è accusato di concorso esterno in associazione mafiosa perché, secondo l’accusa, in occasione delle competizioni elettorali per il rinnovo degli organismi elettivi delle istituzioni comunali e regionali, avrebbe chiesto e ricevuto, per sé o per altri candidati da lui indicati, i voti raccolti dai rappresentanti delle cosche di ‘ndrangheta. Come controprestazione, Naccari avrebbe assicurato la sua disponibilità per garantire ai rappresentanti di quelle articolazioni di ‘ndrangheta l’aggiudicazione di appalti, la risoluzione di problematiche di vario genere presso la pubblica amministrazione, l’assunzione in enti pubblici o privati di affiliati o comunque di soggetti vicini al sodalizio, oltre all’inserimento in prestigiosi circuiti politico-relazionali. Sebi Romeo, invece, è accusato di corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio insieme ad un maresciallo della guardia di Finanza, Francesco Romeo. Questi, avrebbe chiesto a Sebi Romeo di far assumere una persona in una locale impresa di trasporti ed autolinee ed in cambio gli avrebbe promesso di fornirgli informazioni, coperte da segreto istruttorio, relative a procedimenti pendenti presso la Procura della Repubblica di Reggio Calabria.

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Ma nel mirino della Dda ci sono anche grossi imprenditori della città reggina. Si tratta di Demetrio e Francesco Berna, quest’ultimo presidente di Ance Calabria, ritenuti «imprenditori di riferimento della cosca Libri». Questi, a giudizio della Dda, investivano e riciclavano (in Calabria e nel territorio nazionale) capitali del sodalizio mafioso, garantendone una parte dei profitti; inoltre avrebbero agevolato l’espansione economico-imprenditoriale della cosca, tramite subappalti, commesse, affidamenti, accordi societari con i suoi rappresentanti. Così potendo ottenere la possibilità di eseguire lavori edili e di avviare attività commerciali nell’area reggina, godendo della protezione della cosca. Ai domiciliari è finito anche l’avvocato Giuseppe Putortì, già coinvolto nel processo “Rifiuti 2”.      [Continua dopo la pubblicità]

Gli arrestati. In carcere: Antonino Caridi, Giuseppe Libri, Rosa Libri, Saverio Pellicanò, Gianpaolo Sarica, Giuseppe Serranò, Giuseppe La Porta, Demetrio Berna, Francesco Berna, Stefano Sartiano, Alessandro Nicolò, Antonio Zindato. Ai domiciliari: Giuseppe Putortì, Giuseppe Demetrio Tortorella, Sebastiano Romeo, Francesco Romeo, Concetto Laganà.