Soppressione della Fondazione di Natuzza, le richieste del Viminale al vescovo

Si cerca una soluzione per la devoluzione dei beni e del patrimonio dell’ente. La gestione della chiesa, una volta consacrata, sarà di pertinenza della diocesi

Si cerca una soluzione per la devoluzione dei beni e del patrimonio dell’ente. La gestione della chiesa, una volta consacrata, sarà di pertinenza della diocesi

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Sono momenti di trepida attesa quelli che stanno vivendo i figli spirituali di Natuzza Evolo, sparsi per il mondo, per le sorti della Fondazione “Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime” di Paravati. Sullo sfondo, la diatriba in atto da oltre tre anni tra la diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea e l’ente voluto dalla mistica per la realizzazione della “Villa della Gioia” a causa delle mancate riforme statutarie richieste dal presule in vista della consacrazione della “Grande chiesa” da tempo realizzata. Il vescovo Luigi Renzo, dopo il recepimento da parte del ministro dell’Interno del decreto di soppressione canonica e il conseguente invito a fornire indicazioni in ordine alla devoluzione del patrimonio dell’ente soppresso, ha in ultimo chiesto al presidente Pasquale Anastasi di costituirsi civilmente come nuova Fondazione, in questo caso “con finalità e presupposti sociali e assistenziali senza riferimenti ad attività religiose di qualsiasi tipo”. Un passaggio necessario affinchè la nuova Fondazione possa poi essere indicata dallo stesso presule come la realtà beneficiaria dei relativi beni. La risposta però tarda ad arrivare, nonostante monsignor Renzo abbia indicato tempi stretti, pena dover poi indicare come destinatario dei beni della Fondazione un altro ente con le stesse finalità.

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Ma cosa ha chiesto, in effetti, il Ministero dell’Interno, tramite la Prefettura di Vibo Valentia, al presule miletese? Nella lettera avente ad oggetto la “Fondazione Cuore Immacolato di Maria Rifugio delle Anime, con sede Paravati di Mileto, Ente ecclesiastico civilmente riconosciuto. Soppressione” si ricorda, dapprima, che con decreto del 3 luglio scorso, “inviato anche a questa Prefettura”, è stata disposta la soppressione canonica della Fondazione e che “con il medesimo provvedimento vescovile è stato, inoltre, revocato l’assenso dell’autorità ecclesiastica al godimento della personalità giuridica civile dell’ente”. A seguire, si spiega letteralmente che il Ministero dell’Interno, “tenuto a disporre con proprio decreto l’iscrizione nel registro delle persone giuridiche del provvedimento di soppressione ed a provvedere alla devoluzione dei beni dell’ente soppresso, secondo quanto dispone il provvedimento ecclesiastico”, ha fatto presente che il “suddetto decreto canonico nulla dispone su tale ultimo punto (devoluzione dei beni), come invece previsto dall’articolo 20 della legge numero 222/85”. Da qui, l’invito conclusivo al vescovo “a comunicare alla Prefettura quanto sua Eccellenza vorrà disporre in ordine alla devoluzione del patrimonio dell’ente soppresso, in conformità a quanto disposto dal già citato articolo 20 della legge numero 222/85”. Pare ormai certo che la gestione della chiesa, una volta consacrata, sarà di pertinenza della diocesi. Rimane a questo punto da capire a chi saranno devoluti i beni della Fondazione.   

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