Nuovo ospedale di Vibo Valentia: la storia infinita continua – Video

Dopo il sequestro, a maggio, dell’area relativa alle opere stradali d’accesso all’area ospedaliera, risultano fermi anche i lavori per la sistemazione idrogeologica del sito

Dopo il sequestro, a maggio, dell’area relativa alle opere stradali d’accesso all’area ospedaliera, risultano fermi anche i lavori per la sistemazione idrogeologica del sito

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Sono trascorsi ben quindici anni dalla posa della prima pietra per la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia. A quel mattone, però, non ne sono seguiti altri, tant’è che là dove doveva sorgere il nuovo nosocomio, in località Cocari lungo la strada provinciale ex SS 606, ad oggi non c’è nulla. Anzi, ci sono due cantieri per la realizzazione dei lavori complementari alla costruzione del nuovo ospedale. Si tratta dell’adeguamento della strada per creare una rotatoria di accesso all’area ospedaliera e della sistemazione idrogeologica del sito, in prossimità del quale scorre il fosso Calzone. Dopo la consegna delle aree al concessionario nel novembre scorso, i lavori si sarebbero dovuti concludere entro 180 giorni. Ad oggi, però, risultano fermi.

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A maggio, infatti, l’area relativa alle opere stradali è stata posta sotto sequestro dalla Guardia di Finanza per l’abbandono di materiale di risulta (500 tonnellate di detriti e ferro arrugginito) e il danneggiamento al patrimonio storico-archeologico. Il cantiere sorge in prossimità delle mura greche dell’antica Hipponion, in un sito sottoposto a vincolo archeologico dal 1977, e né la Regione né la Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio per la città metropolitana di Reggio Calabria e la provincia di Vibo Valentia sarebbero state in grado di esibire le autorizzazioni necessarie per l’esecuzione dei lavori. E anche nel cantiere relativo alla sistemazione idrogeologica, da quasi un mese, dietro le reti color arancio che delimitano la zona, sembra non si vedano operai e mezzi in azione. Non è una novità che i lavori subiscano uno stop: la prima volta nel 2005 con l’inchiesta “Ricatto” della Procura di Vibo Valentia, che ha portato alla luce un vasto giro di corruzione e tangenti proprio intorno all’opera. Da lì, dopo il dissequestro dell’area, è una storia infinita di annunci e promesse, tutti disattesi tra intoppi burocratici e impedimenti pratici come la scoperta, nel 2017, del metanodotto della Snam che passa a poca distanza dall’area. Oggi ad essere fermi sono i lavori complementari, mentre quelli per la realizzazione vera e propria del nuovo ospedale non accennano neanche a vedersi all’orizzonte. E, a quanto pare, i vibonesi dovranno accontentarsi ancora per un bel pò del malandato “Jazzolino”.