Tentata estorsione ai Vinci, resta libera Rosina Di Grillo

Il Riesame scioglie la riserva dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione. E’ coinvolta nell’inchiesta “Demetra” della Dda che mira a far luce sull’autobomba di Limbadi. La donna è la figlia di Rosaria Mancuso

Il Riesame scioglie la riserva dopo un annullamento con rinvio da parte della Cassazione. E’ coinvolta nell’inchiesta “Demetra” della Dda che mira a far luce sull’autobomba di Limbadi. La donna è la figlia di Rosaria Mancuso

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Resta in libertà Rosina Di Grillo, 39 anni, di Limbadi, figlia di Rosaria Mancuso e Domenico Di Grillo, accusata di concorso in tentata estorsione aggravata dalle modalità mafiose in relazione ai terreni di proprietà dei Vinci, lesioni e detenzione illegale di armi (reati anche questi aggravati dalle finalità mafiose). Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto dal giudice Giuseppe Valea, ha infatti rigettato l’appello della Procura distrettuale di Catanzaro che aveva chiesto un’ordinanza di custodia cautelare contestando la decisione con la quale il gip il 17 luglio dello scorso anno l’aveva respinta. A seguito di tale decisione del gip distrettuale, altra sezione del Tribunale del Riesame aveva accolto l’appello della Procura disponendo un’ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari per Rosina Di Grillo. Tale decisione è stata però annullata con rinvio dalla Cassazione l’1 marzo scorso e da qui il nuovo Riesame che ha ora deciso di confermare la decisione del gip. 

Alla donna non viene contestata l’accusa di omicidio legata all’autobomba che è costata la vita al biologo Matteo Vinci ed il ferimento del padre Francesco, accusa allo stato mossa a: Domenico Di Grillo, Rosaria Mancuso, Lucia Di Grillo (sorella di Rosina) e Vito Barbara (marito di Lucia). Per il Tribunale del Riesame, le condotte ascritte a Rosina di Grillo non assurgono a elementi di gravità indiziaria tali da giustificare l’applicazione di una misura cautelare, “non essendo dimostrative – evidenzia il Tdl – in modo inequivoco del contributo concorsuale alla condotta estorsiva”. La partecipazione alla rissa (qualificata ora come lesioni) con i Vinci-Scarpulla nel marzo 2014, per il Riesame non può ritenersi sufficiente per configurare la gravità indiziaria con riferimento al reato di estorsione. Analogamente a quanto deciso dalla Cassazione, anche per il Tdl appaiono “scarsamente significative le altre condotte contestate alla Di Grillo – l’apposizione di tavole di legno al confine dei terreni con i Vinci, il controllo effettuato in ospedale, a seguito dell’attentato a Vinci, in merito alle condizioni di salute di quest’ultimo – anche considerata la conflittualità tra le due famiglie riguardo ai confini dei rispettivi terreni”. Rosina Di Grillo è difesa dall’avvocato Francesco Capria. 

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