Anziana deceduta all’ospedale di Vibo, medici assolti anche in appello

I giudici di secondo grado confermano il primo verdetto e non ravvisano alcuna responsabilità per le condotte loro contestate dalla Procura

I giudici di secondo grado confermano il primo verdetto e non ravvisano alcuna responsabilità per le condotte loro contestate dalla Procura

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Confermata dalla Corte d’Appello di Salerno la sentenza di assoluzione dei medici Maria Carbone, 60 anni, e di Nicola Lentini, 65 anni, entrambi di Vibo Valentia, finiti sotto processo con l’accusa di omicidio colposo. Quali medici in sevizio all’ospedale “Jazzolino”, nella giornata del 12 gennaio 2009, nel prestare assistenza diagnostica e terapeutica all’anziana Maria Eleonora Sconda, erano accusati di non aver richiesto i necessari accertamenti per meglio definire la sintomatologia del paziente, facendo poi indagini di laboratorio “in modo dispersivo” e nell’aver omesso di effettuare una diagnosi certa della patologia della paziente limitandosi a diagnosticare un generico scompenso metabolico e “pertanto senza effettuare una terapia mirata alla paziente che si trovava in stato di diabete scompensato”. La paziente subiva quindi un arresto cardiaco perdendo la vita. Sin qui l’accusa, che non ha però retto né dinanzi ai giudici di primo grado, né ora dinanzi alla Corte d’Appello che ha confermato l’assoluzione “per non aver commesso il fatto”. L’indagine della Procura di Vibo era stata aperta a seguito della denuncia presentata da Preziosa Rombolà, figlia di Maria Eleonora Sconda. 

Dalle risultanze dell’esame peritale, per i giudici si evince che “nessun addebito può essere mosso nei confronti degli imputati, soprattutto in considerazione del breve lasso di tempo intercorso fra il ricovero della signora Sconda e il decesso della stessa”. A parere della Corte d’Appello di Salerno, le conclusione cui giunge la perizia “vanno condivise in quanto immuni da contraddizioni ovvero da criticità”. Lo spazio temporale del ricovero “è stato di poche ore, dato che l’anziana donna è stata ricoverata già con forti condizioni di criticità e dalla valutazione complessiva dell’elaborato peritale si evince come siano stati osservati i protocolli relativi alle sintomatologie ed alle malattie diagnosticate”. Per i giudici, quindi, dall’elaborato peritale emerge “con estrema chiarezza come la condotta posta in essere dai medici sia stata improntata all’osservanza delle linee guida, atteso altresì che – considerando la condizione generale della signora Sconda – in ogni caso necessitava un processo di stabilizzazione delle condizioni critiche della stessa. L’aggravamento degli stessi – concludono i giudici in sentenza – è stata la causa dell’exitus, ma certamente non può dirsi che le condotte tenute dagli imputati siano state improntate a negligenza, imprudenza o imperizia”. Da qui la conferma della sentenza di primo grado e l’assoluzione con formula ampia. Maria Carbone era difesa dall’avvocato Mario Ferraro, Nicola Lentini dall’avvocato Francesco Muzzopappa. La competenza dei giudici di Salerno si è determinata poiché la paziente deceduta era la congiunta di un magistrato all’epoca in servizio al Tribunale di Vibo.