Narcotraffico internazionale, resta in carcere il vibonese Antonio Narciso

E’ coinvolto nell’operazione “Ossessione” con il ruolo di finanziatore dell’associazione specializzata nell'importazione di hashish e cocaina. La Cassazione rigetta il ricorso

E’ coinvolto nell’operazione “Ossessione” con il ruolo di finanziatore dell’associazione specializzata nell'importazione di hashish e cocaina. La Cassazione rigetta il ricorso

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Rigettato dalla sesta sezione penale della Cassazione il ricorso di Antonio Narciso, 58 anni, di Vibo Valentia, arrestato a gennaio nell’ambito dell’operazione contro il narcotraffico denominata “Ossessione” e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Antonio Narciso viene indicato dagli inquirenti come fra i finanziatori del traffico di stupefacenti trattando partite di hashish da far arrivare in Italia e curando anche l’importazione di cocaina. Per la Suprema Corte, l’impugnazione di Narciso della decisione del Tribunale del Riesame di Catanzaro, che ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale (annullando solo per l’aggravante mafiosa del reato associativo), non mette in discussione la ricostruzione compiuta dall’ordinanza dei giudici catanzaresi, soprattutto alla stregua delle dichiarazioni del collaboratore Femia (e successivamente di Emanuele Mancuso) circa la genesi, nel territorio vibonese, di un’associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico. 

Anche l’eccezione di incompetenza territoriale (in favore dell’autorità giudiziaria di Milano) è stata disattesa in quanto nell’ambito “dei reati associativi va determinata alla stregua del luogo in cui si svolgono la programmazione, l’ideazione e la direzione delle attività criminose facenti capo alla consorteria”. La nascita e lo sviluppo dell’associazione capeggiata dai fratelli Costantino di Nicotera (Salvatore, Giuseppe e Fabio) per la Cassazione è stata “pacificamente ideata ed organizzata nel territorio vibonese e proseguita anche in epoca successiva per l’intera durata del periodo in contestazione”.   [Continua dopo la pubblicità] 

Anche la tesi di Antonio Narciso, reo confesso riguardo alla circostanza “di avere prestato nel corso degli anni a Salvatore Costantino somme di denaro per un ammontare totale di decine di migliaia di euro”, è per la Cassazione priva di ogni verosimiglianza quanto all’addotta causale – dapprima l’apertura di una cartoleria nel 2004, di lì a poco fallita, quindi l’avvio di un esercizio bar a Milano – poiché l’ammissione che tali attività non ebbero mai “sviluppi concreti o a lungo termine” confligge radicalmente con l’affermazione di aver “comunque continuato a elargire denaro a Costantino assecondandone le richieste, ritenendolo per errore un soggetto affidabile e in grado di onorare i debiti contratti”, mai saldati. Per il resto, la Suprema Corte sottolinea: l’assenza di riferimenti a pretese attività lecite nelle conversazioni intercettate che hanno avuto come protagonisti Narciso e Costantino; l’incomprensibile ingerenza di Giuseppe Costantino, che trova per contro la propria ragion d’essere nel pieno coinvolgimento di quest’ultimo nell’attività illecita cui il finanziamento era finalizzato; le conversazioni con cui, a far tempo dal dicembre 2017, di fronte alle reiterate richieste di rientro del debito accumulato, Costantino prospettava a Narciso “l’imminente conclusione di un affare che avrebbe permesso la restituzione delle somme di denaro”; la presenza in data 14 febbraio 2018, documentata dalle immagini del sistema di videosorveglianza, di Salvatore Costantino e Antonio Narciso, nel garage di via Sofonisba Anguissola, a Milano, dove alcune settimane più tardi sarebbe stato sequestrato il quantitativo di 430 chili di hashish, quale parte della ben più cospicua partita oggetto di accordo; la conversazione in cui i due protagonisti della vicenda discorrono della spartizione futura di somme di denaro; il silenzio di Costantino all’indomani del sequestro dello stupefacente, allorquando il predetto faceva perdere le proprie tracce.    LEGGI ANCHE: Narcotraffico, inchiesta “Ossessione”: 70enne di Nicotera lascia il carcere

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