Estorsione e usura a Nicotera, il Tdl conferma gli arresti

In due restano in carcere e altrettanti ai domiciliari. Vittima del boss Antonio Mancuso il commerciante Carmine Zappia

In due restano in carcere e altrettanti ai domiciliari. Vittima del boss Antonio Mancuso il commerciante Carmine Zappia

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L'imprenditore Carmine Zappia

Restano detenute le quattro persone raggiunte da ordinanza di custodia cautelare nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catanzaro sull’estorsione e l’usura ai danni del commerciante di Nicotera Carmine Zappia. Il Tribunale del Riesame ha infatti rigettato il ricorso dei difensori ed ha confermato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale nei confronti di: Antonio Mancuso, 81 anni, di Limbadi, boss dell’omonimo clan della ‘ndrangheta (avvocati Giuseppe Di Renzo e Francesco Stilo); Alfonso Cicerone, 45 anni, di Nicotera, nipote di Antonio Mancuso (avvocati Salvatore Campisi e Antonio Barillari). Confermati gli arresti domiciliari per: Giuseppe Cicerone, 88 anni, di Nicotera, cognato di Antonio Mancuso (avvocato Francesco Capria); Francesco D’Ambrosio, 39 anni, di Nicotera (avvocato Francesco Sabatino e Tonino Cosentino).

Indagati invece a piede libero nella stessa inchiesta: Salvatore Gurzì, 34 anni, di Nicotera; Andrea Campisi, 37 anni, di Nicotera; Rocco D’Amico, 38 anni, di Preitoni. L’inchiesta ha fatto luce sull’estorsione e l’usura ai danni dell’imprenditore Carmine Zappia, titolare di un tabacchino e di un negozio di mobili a Nicotera. La sua denuncia aveva permesso agli inquirenti di costruire un solido impianto accusatorio che ha retto al vaglio del gip del Tribunale di Vibo Valentia in sede di convalida del fermo di indiziato di delitto, poi dinanzi al gip distrettuale ed ora dinanzi al Tribunale del Riesame di Catanzaro.   [Continua dopo la pubblicità] 

Del reato di estorsione aggravata dalle modalità mafiose sono accusati Alfonso Cicerone e Giuseppe Cicerone, quali concorrenti e cointeressati dal boss Antonio Mancuso. I due sarebbero stati incaricati di tenere direttamente i rapporti con la vittima, mentre Rocco D’Amico, Salvatore Gurzì e Andrea Campisi sono accusati di essere gli esecutori materiali dell’estorsione coadiuvando Alfonso Cicerone e Antonio Mancuso, quest’ultimo indicato quale mandante e beneficiario della condotta delittuosa. Proprio il boss di Nicotera e Limbadi avrebbe impartito le direttive per l’estorsione convocando la vittima alla sua presenza e interloquendo direttamente con la stessa, in più occasioni ed in esecuzione di un medesimo disegno criminoso. Ricostruita anche una tentata estorsione ai danni di alcuni ambulanti e, in particolare, nei confronti di un cittadino extracomunitario. Lo scorso 1 giugno Francesco D’Ambrosio, Alfonso Cicerone e Rocco D’Amico avrebbero cercato di farsi consegnare da ciascun ambulante che frequentava piazza Garibaldi a Nicotera 50 euro per l’occupazione e l’utilizzo degli spazi.     In foto dall’alto in basso: Antonio Mancuso, Alfonso Cicerone. Giuseppe Cicerone e Francesco D’Ambrosio 

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