Le fiamme distruggono la “casermetta” di Ariola

Il rogo appiccato da ignoti ha interessato un rifugio di proprietà comunale. L’indignazione del sindaco Papillo: «Vigliacchi e balordi. Chi ha fatto questo è indegno di essere definito cittadino»

Il rogo appiccato da ignoti ha interessato un rifugio di proprietà comunale. L’indignazione del sindaco Papillo: «Vigliacchi e balordi. Chi ha fatto questo è indegno di essere definito cittadino»

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L'incendio alla "casermetta" di Ariola

Un incendio di natura dolosa ha interessato un rifugio sito in una località di interesse naturalistico nella frazione Ariola di Gerocarne. Ad essere colpita dalle fiamme una “casermetta” di proprietà comunale. Tavoli, sedie e tetto sono stati gravemente danneggiati dal rogo.

Il rifugio è ubicato lungo uno dei tre sentieri naturalistici che verranno inaugurati a breve dal Comune. I danni dell’incendio, che si sarebbe auto estinto, sono stati notati da alcuni passanti che hanno denunciato il fatto al sindaco Vitaliano Papillo.

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«Vigliacchi, balordi e prepotenti – il suo commento su Facebook – Non ho altri aggettivi per definire gli autori dell’incendio che, in questi giorni, ha distrutto il rifugio della casermetta, privando tutti noi di un bene comune importante, apprezzato dalla maggioranza dei gerocarnesi ed anche da tutti coloro che frequentano i nostri boschi in cui la struttura era inserita».

Ancora, Papillo definisce il rogo «un gesto insano ed ingiustificabile, che indigna e dimostra una coscienza civica ed un amore per il proprio territorio inesistenti, frutto di una atteggiamento arrogante e prevaricante che nuoce al corretto vivere civile. Chi ha commesso questo inqualificabile atto vandalico per puro divertimento ha colpito l‘intera comunità, distruggendo una struttura attrezzata e frequentata da tanti per gite fuori porta ed impoverendo un sentiero naturalistico appena sistemato e pronto per essere inaugurato ed aperto al pubblico. Chi commette tali azioni dimostra di non avere a cuore il proprio paese, che deturpa ed imbruttisce, e per questo è indegno di essere definito cittadino».