Sequestro antenna Wind a Stefanaconi, il Comitato canta vittoria

Sotto accusa il sindaco Salvatore Di Sì al quale il presidente Arcella sostiene di essersi sostituito nel denunciare i responsabili di “stranezze e illegalità”

Sotto accusa il sindaco Salvatore Di Sì al quale il presidente Arcella sostiene di essersi sostituito nel denunciare i responsabili di “stranezze e illegalità”

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«Il comitato civico composto da quasi 1300 cittadini di Stefanaconi sente il dovere di ringraziare la Procura della Repubblica di Vibo Valentia che, seppur penalizzata dalla grave carenza di organico e sempre alle prese con le pesanti e numerose problematiche del territorio, ha trovato il tempo ed ha avvertito la sensibilità di definire una vicenda di sicurezza ambientale che dal 2014 ad oggi si è sviluppata tra stranezze, illegalità e confusione istituzionale, mettendo sotto sequestro l’area interessata e deferendo il legale rappresentante della Wind».

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All’indomani del provvedimento di sequestro disposto dagli uffici giudiziari vibonesi nei confronti delle opere destinate alla realizzazione di un ripetitore di telefonia mobile, il comitato di cittadini che da tempo si oppone al progetto, ritenendolo fortemente lesivo della salute pubblica, esprime tutto il suo apprezzamento.

Antenna Wind a Stefanaconi, apposti i sigilli alle opere già realizzate

Ed è il presidente del comitato stesso, Raffaele Arcella, a ringraziare altresì il dirigente «dell’Ufficio tecnico del Comune di Stefanaconi, Fortunato Griffo, il comandante della stazione dei Carabinieri di Sant’Onofrio, gli organi di stampa che hanno seguito con particolare attenzione questa difficile battaglia e l’associazione Franza che è da sempre il naturale supporto dei cittadini di Stefanaconi». Elenco dal quale manca il sindaco di Stefanaconi, Salvatore Di Sì, cui lo stesso Arcella non ha ritenuto evidentemente di dover ringraziare.

Non a caso, nell’elenco delle “stranezze” e delle “illegalità” che il Comitato annota vi è, in prima battuta, la circostanza che «il Comune di Stefanaconi lasciava prima maturare i 90 giorni di silenzio-assenso per poi… emanare due ordinanze di sospensione dei lavori; successivamente, a seguito del ricorso della Wind, decideva di sostenere al Tar ed al Consiglio di Stato i motivi di quella sospensione, ma per ben due volte il Tar ed il Consiglio di Stato gli davano torto in virtù… del maturato silenzio assenso».

Ancora, Arcella parla di “confusione istituzionale” quando argomenta come sia «davvero inspiegabile come il Genio Civile di Vibo Valentia ed il Comune di Stefanaconi non si siano resi conto che su un’area posta sotto sequestro dalla Procura della Repubblica per “il concreto pericolo, da valutarsi ex ante, per la vita e l’incolumità di un numero indeterminato di persone del sottostante abitato di Stefanaconi”, sarebbe stato solo da irresponsabili prendere in considerazione una richiesta per qualsivoglia intervento edilizio».

Antenna Wind, il Comune di Stefanaconi ordina la demolizione delle opere già realizzate

Infine lo stesso Arcella si spinge a dire che si è trattato di «una cosa assai semplice da capirsi che poi ha dovuto fare – con responsabilità e molta determinazione – il comitato civico il quale, sostituendosi al sindaco di Stefanaconi, ha dovuto denunciare i responsabili della Wind ed il dirigente il Genio Civile di Vibo Valentia per connivenza e per le gravi illegalità messe in atto».

Di conseguenza, quell’azione, per il comitato ha «oggi un suo importante riscontro positivo con grande soddisfazione dei cittadini visto che forse è la prima volta in Italia, dopo la legge Gasparri, che viene bloccata la realizzazione di un impianto di telefonia mobile il cui iter, in ogni caso, sarà sempre seguito dal comitato civico con puntualità e con la stessa responsabilità e determinazione messa in campo fino ad oggi».