Provinciale Mileto-Dinami, sit-in di protesta per la riapertura – VIDEO

Un nutrito gruppo di cittadini si è ritrovato questa mattina davanti ai blocchi di cemento posizionati per ostruire il passaggio sulla strada a rischio crolli. Sulla stessa pende un’ordinanza di chiusura al traffico datata 2009

Un nutrito gruppo di cittadini si è ritrovato questa mattina davanti ai blocchi di cemento posizionati per ostruire il passaggio sulla strada a rischio crolli. Sulla stessa pende un’ordinanza di chiusura al traffico datata 2009

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I blocchi di cemento che ostruiscono la strada
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Interdetta alla circolazione perché a rischio idrogeologico. Un tracciato di nemmeno 5 chilometri che si interseca con l’uscita autostradale di Mileto. È la provinciale numero 10 Mileto-Dinami. Tanto “cara” anche al governatore Mario Oliverio che nei mesi scorsi aveva annunciato la volontà di metterla in sicurezza per creare un collegamento rapido con Paravati dove ha sede la Cittadella della Gioia voluta da Natuzza Evolo.

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Nonostante l’importanza di questa arteria, dal 2009 vige su di essa un’ordinanza di chiusura con tanto di blocchi di cemento che puntualmente vengono rimossi da alcuni imprenditori agricoli che in questo lembo di territorio devono entrare per sfamare le loro bestie e coltivare i campi.

Blocchi di cemento sulla Mileto-Dinami, cittadini sul piede di guerra

Gli stessi che venerdì mattina hanno trovato la strada nuovamente sbarrata tra il malcontento generale sfociato questa mattina in un sit-in di protesta. «Come facciamo adesso ad accudire il gregge e ad irrigare i campi?» Domandano preoccupati i proprietari terrieri. Oltre alle aziende agricole e zootecniche, un centinaio in tutto, in questo territorio è presente anche un’impresa metalmeccanica rimasta isolata da 7 anni. Nel breve tempo della nostra inchiesta diverse le vetture in transito lungo l’arteria chiusa. E c’è pure un camionista costretto a tornare indietro per le condizioni critiche della strada.

«Riaprite la strada – chiedono indignati i cittadini – altrimenti attueremo forme di protesta più eclatanti».