martedì,Settembre 28 2021

Anti-Romanzo Criminale

SATIRA | E' possibile raccontare la pesante storia criminale vibonese con la satira? Questa è una libera interpretazione semiseria, surrogata da deposizioni e verbali ufficiali, di una vicenda giudiziaria che tiene banco in questi giorni nella aule di Tribunale di mezza Italia.

Anti-Romanzo Criminale

Questo è un racconto semiserio di una storia d’amore mai consumata. Una storia fatta di tradimenti prima ancora di sbocciare, di incomprensioni e bugie. Fatta di appuntamenti mancati. Soprattutto mancati. Come quella volta a Nicottero in cui – nascosto tra i sedili di un Doblò rubato per l’occasione – Marrabbio aspettava che passasse Moony con la bicicletta. Moony era solito camminare fischiettando canzoni dei Cugini di Campagna e, pedalando leggiadramente sul lungomare del suo paese, amava fermarsi di tanto in tanto a guardare l’immensità del mare inquinato con lo sfondo del porto di Maffia Tauro. E, pensando al suo passato di miseria e nobiltà, ripeteva spesso tra se e se: “Tutto questo l’ho costruito io con la cava di mio padre”. Marrabbio, che era un tipo passionale e molto geloso, ma rispettoso della caratura sentimentale di Moony, da quando quel briccone del suo falso amico Ippono gli aveva messo in testa la falsa storia del tradimento, aveva deciso di scendere direttamente al paese per fargli una sorpresa e capire se realmente Moony se la intendeva con il ragazzo della macelleria. Aveva preparato tutto nei minimi dettagli. Voleva proprio fargli una festa.

Ma Moony, che non era stupido, aveva ricevuto la soffiata dal suo amante macellaio, che a sua volta era stato avvisato dal falso amico Ippono, che per quanto impulsivo e pericoloso in certe occasione era invece davvero razionale.

“Ah si? – sogghignava Moony – Lui non si fida del mio amore? E allora da oggi in poi tajjammu e levammu!” E gli mandò a dire con diversi amici di dimenticarsi di lui e di mettersi l’anima in pace. Amici che, seppur bizzarri e tenebrosi, sapevano come farsi sentire. Tipo c’era lo zio Bastone, pace all’anima sua, che nonostante i richiami e le tirate d’orecchie non riusciva proprio a riportare sulla retta via il giovine Marrabbio, ormai accecato dall’odio. Ci provò pure un altro signore che, nel tentativo di convincerlo prima con un cremino e poi addirittura con una busta contenente 37.500 euro in banconote di piccolo taglio, venne colpito da una strana magarìa sull’uscio di casa, lasciando orfano il povero Moony, che adesso però iniziava a cacarsela davvero.

Così Marrabbio, che in Moony aveva sempre visto un modello al quale ispirarsi, la prese talmente a male che da quel momento decise di uccidere tutti gli amici che ruotavano attorno al suo amato. Ovviamente, non avrebbe voluto farlo subito, perché prima – furbo – voleva restituirgli l’offesa facendosi vedere in compagnia di tanti giovanotti e di tanti ex amanti di Moony. Lontani dall’influenza di Nicottero, Marrabbio e i suoi nuovi amichetti iniziarono le loro nuove avventure amorose, stringendo qua e la piccole altre interessanti relazioni romantiche. Per fargliela pagare come si deve Marrabbio aveva iniziato a copiare i vizietti di Moony. Da quel momento, infatti, i macellai della zona – sconvolti per la fine della storia d’amore mai consumata – riposero in Marrabbio tutta la loro fiducia. Per tutta risposta Moony gli mandò ad appaciare la contesa direttamente il nipote. Ma Marrabbio, che mal digerì quel gesto, gli staccò come Tyson con Holyfield l’orecchio a morsi.

E così, conclusa la malefica vendetta, il giovine Marrabbio decise dapprima di scappare in una villa verde piena di camerieri che gli accordavano tutte le sue fantasie e poi, quando capì che era il momento di divorziare definitivamente, si rifugiò dal giudice per chiedere la separazione con addebito più gli alimenti mensili.

“Io non lo voglio più vedere”, gridava Moony alla vista della lettera di comparizione a giudizio, con tanto di richiesta danni da parte di Marrabbio. “No no, lui è un caprone, si accoppiava come le capre e da una relazione con una familiare è nata pure una bambina”. Addirittura Moony, per evitare complicazioni sugli alimenti, arrivò a sostenere che “è una feccia, un bugiardo, un imbroglione”. Aggiungendo: “Non l’ho mai conosciuto e dice solo frottole”. Ma Marrabbio, dall’altra parte della stanza segreta, ribatteva sicuro di se: “Ho alle spalle 30 anni di carriera sentimentale e sono stato battezzato a 16 anni per volere del suo grande amico, pace all’anima sua, zio Bastone, in una cerimonia svoltasi in un locale di contrada Sfiga a Vibbo Violenza alla presenza di circa 15 persone. Perché non lo ricordi?”. “Ma come fai a sostenere questo?”, ribatteva ancora più adirato Moony. “Dici che il primo bacio ce lo siamo scambiati in una macchina un giorno di agosto del 1987. Non lo sai che quel modello di auto lo hanno fatto per la prima volta nel 1993? Bugiardo!”

A questo punto, il giudice, che sarà stata pure una femmina ma aveva a differenza dei maschi quattro paia di testicoli, richiamò Moony, intimandolo ad avere un comportamento più consono. “Fai silenzio, stai zitta tu”, gli rispose cattivamente Moony. “Io sono solo una vittima – gridava dalla stanza segreta – e qui si stanno tutti divertendo a parlare di me, ma io non so niente”.

“Guardi signor giudice – concludeva allora Marrabbio, svuotato nello spirito e nel corpo per la delusione ricevuta – a me non interessa più questa storia sentimentale. A me interessano i soldi e basta. Chiudiamola qua, datemi una villa al mare con piscina, uno stipendio mensile sicuro e un nuova carta di identità, che la vecchia l’ho persa assieme a tutti i documenti mentre venivo per la prima volta in Tribunale”.

(to be continued…)

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