Il pentito Andrea Mantella e i Patania di Stefanaconi: «’Ndranghetisti ed estorsori»

Il collaboratore di giustizia tratteggia soprattutto il profilo della moglie del defunto boss Nato Patania, Giuseppina Jacopetta, affermando: “È una diavola”

Il collaboratore di giustizia tratteggia soprattutto il profilo della moglie del defunto boss Nato Patania, Giuseppina Jacopetta, affermando: “È una diavola”

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Il pentito Andrea Mantella

Una delle famiglie mafiose del Vibonese, i cui tentacoli si estendono su una larga fetta di territorio, è quella dei Patania di Stefanaconi. A rivelarlo è il pentito Andrea Mantella, interrogato a Roma lo scorso 31 agosto presso il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, dal procuratore della Dda di Catanzaro Camillo Falvo.

«La famiglia Patania di Stefanaconi è una famiglia di ‘ndranghetisti – rivela Mantella -. Il capo era il padre Nato Patania. Io conosco tutti i fratelli Patania, Saverio: Salvatore, Giuseppe e Nazzareno; ad eccezione di Bruno che non ho mai visto: loro facevano usura e qualche estorsione sul basso Mesima, oltre ad aver preso l’estorsione sul pezzo dell’autostrada di loro competenza».

Mantella afferma anche di conoscere la mamma dei Patania, moglie di Fortunato, ossia Giuseppina Jacopetta. La descrizione che ne fa è di una donna violenta: «Lei è una diavola, nel senso che io ho avuto modo di parlare con lei due volte. Una volta – afferma Mantella – Angelo Andreacchi disse di essersi recato a casa di Fortunato Patania con Michele Palumbo, uomo di Luni “Scarpuni”, per  risolvere un fraintendimento a seguito di un incidente avvenuto nella zona di Sant’Angelo di Gerocarne. Andreacchi mi raccontò che mentre Nato Patania era tranquillo e cercava di mettere pace, lei voleva addirittura picchiarlo».

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Mantella, quindi, cita un’altra circostanza: «Pippo Polistena che era andato al distributore di carburante dei Patania per chiedere una dilazione del pagamento del carburante, in quanto era in difficoltà. Mentre Fortunato Patania era favorevole a questa dilazione di 20 giorni o un mese, è uscita la moglie che gli ha detto che non gli dava nessuna dilazione e che doveva lasciare la macchina sul posto, una Porsche Cayanne, andandosene a piedi, per poi ritornare con i soldi. Lui ha lasciato lì la macchina. Poi io, dopo averne parlato con Polistena, sono andato per risolvere il problema a Mesima, ero sorvegliato e ci andai di nascosto».

E qui si palesa la natura della donna: «Mentre aspettavo Nato Patania è uscita lei dicendo che se qualcosa sarebbe andata male “ci saremmo ammazzati tutti”. Nonostante l’intervento dei figli e del marito, non voleva restituire l’autovettura. Alla fine si è convinta quando gli dissi che avrei garantito io. Lei mi ha risposto che se non le avessi dato 20mila euro sarebbe venuta a prendersi i vitelli nella mia azienda; eravamo nel 2010». 

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