‘Ndrangheta: operazione “Conquista”, Barbieri resta ai domiciliari

E’ stato condannato in primo grado all’ergastolo per due omicidi nell’ambito dello scontro innescato dalle mire espansionistiche del clan Bonavota di Sant’Onofrio

E’ stato condannato in primo grado all’ergastolo per due omicidi nell’ambito dello scontro innescato dalle mire espansionistiche del clan Bonavota di Sant’Onofrio

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Resta agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico Onofrio Barbieri, 39 anni, di Sant’Onofrio condannato in primo grado all’ergastolo nell’ambito dell’operazione “Conquista”. In particolare, è stato ritenuto colpevole dell’omicidio di Domenico Di Leo, alias “Micu Catalanu”, ucciso a Sant’Onofrio in via Tre Croci il 12 luglio 2014 e dell’omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato, ucciso a Pizzo il 4 maggio 2004 a Pizzo. La prima sezione penale della Cassazione ha infatti rigettato il ricorso della Procura di Catanzaro avverso la decisione con la quale il 3 maggio scorso il Tribunale del Riesame ha sostituito per Barbieri l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con la detenzione agli arresti domiciliari.

Per la Suprema Corte, il giudizio svolto dal Tribunale del Riesame non appare sindacabile in sede di legittimità ed inoltre le esigenze cautelari, da delimitare in quelle attinenti al solo pericolo di fuga (sussistente, quanto meno, in ragione dell’entità della pena inflitta in primo grado) appare controllabile con la misura degli arresti domiciliari, accompagnata dall’applicazione del braccialetto elettronico, che permette un controllo costante dei movimenti dell’imputato. Onofrio Barbieri è difeso dagli avvocati Sergio Rotundo e Salvatore Staiano. Per l’omicidio di Di Leo sono chiamati a rispondere: Domenico Bonavota, Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Onofrio Barbieri e Andrea Mantella. Domenico Di Leo, detto “Micu i Catalanu”, era ritenuto dagli inquirenti un componente dello stesso clan Bonavota con il ruolo di “braccio armato”. Entrato in contrasto con i figli del defunto boss Vincenzo Bonavota, è stato attinto da diversi colpi d’arma da fuoco (Kalashnikov e fucile a pompa), tanto che sul posto sono stati rinvenuti i bossoli di oltre 45 colpi. Per l’omicidio di Raffaele Cracolici, boss di Maierato, per il quale sono chiamati a rispondere: Pasquale Bonavota, Nicola Bonavota, Francesco Fortuna, Onofrio Barbieri ed Andrea Mantella, mentre Domenico Bonavota, Francesco Michienzi e Vincenzino Fruci per tale fatto di sangue sono stati già giudicati ed assolti in via definitiva nell’operazione antimafia denominata “Uova del drago”. Raffaele Cracolici, secondo la tesi accusatoria, sarebbe stato eliminato dal clan Bonavota per sgomberare il campo da uno scomodo rivale sull’area industriale di Maierato.

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