‘Ndrangheta: “Black money”, chiesta la riunione dei due procedimenti

Per la Procura generale di Catanzaro vanno riuniti in sede di appello i tronconi dell’operazione contro i Mancuso celebrati con rito abbreviato ed ordinario

Per la Procura generale di Catanzaro vanno riuniti in sede di appello i tronconi dell’operazione contro i Mancuso celebrati con rito abbreviato ed ordinario

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Sarà la seconda sezione della Corte d’Appello di Catanzaro a decidere sull’eventuale riunione dei due tronconi del processo nato dall’operazione “Black money” contro il clan Mancuso. La Procura generale di Catanzaro ha infatti stamane avanzato la richiesta di riunione del processo celebrato in primo grado con rito abbreviato a quello che si sta celebrando in appello ma che proviene da una sentenza di primo grado del Tribunale collegiale di Vibo e, quindi, celebrato con rito ordinario. Diversi logicamente gli imputati dei due distinti procedimenti penali, nati però dalla medesima operazione antimafia, ovvero quella denominata “Black money”, scattata nel marzo del 2013 con il coordinamento della Dda di Catanzaro. Il 19 settembre, dunque, data del rinvio dell’udienza odierna si conosceranno le decisioni dei giudici in merito all’eventuale riunione dei due procedimenti.   [Continua dopo la pubblicità] 

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Il troncone con rito abbreviato arriva in Corte d’Appello a Catanzaro dopo un annullamento con rinvio deciso il 19 febbraio scorso dalla prima sezione penale della Cassazione. In tale procedimento sono imputati: Giovanni D’Aloi (cl. ’66), di Nicotera, ma residente a San Calogero, che era stato condannato nel precedente giudizio d’appello a 8 anni, 6 mesi e 20 giorni. Nei suoi confronti si è registrato un annullamento con rinvio per alcuni reati legati alle armi e quindi un rinvio ai giudici d’appello per la rideterminazione della pena essendogli invece stata confermata la responsabilità penale per il reato di associazione mafiosa; Antonio Pantano (cl. 57), nativo di San Calogero ma residente a Santa Maria di Ricadi, condannato in appello a 2 anni e 10 mesi per reati legati alle armi ma assolto dall’accusa di associazione mafiosa. Per lui dovrà dunque procedersi alla rideterminazione della pena; Ercole Palasciano (cl. ’61), commercialista di Catanzaro (condannato nel procedente giudizio d’appello a un anno e 4 mesi); Francesco L’Abbate (cl. ’76), avvocato di Reggio Calabria, che era stato condannato in appello a 6 mesi; Domenico Musarella (cl. ’75) di Campo Calabro, condannato in precedenza a 6 mesi in appello; Antonio Cuturello (cl. ’90), di Nicotera, condannato nel precedente giudizio d’appello a 5 anni e 6 mesi (annullamento con rinvio per il reato di associazione mafiosa e condannato per reati legati alle armi); Orazio Cicerone (cl. ’73) di Limbadi che in appello era stato condannato a 5 anni e 4 mesi (annullamento per rideterminare la pena).

Nel troncone con rito ordinario, invece, la pubblica accusa ha già dal mese di giugno avanzato le richieste di pena che interessano i seguenti imputati: Giovanni Mancuso, 29 anni (in primo grado 9 anni); Agostino Papaianni di Coccorino, 23 anni e 8 mesi (in primo grado 7 anni e 8 mesi di reclusione); Antonio Mancuso (cl. 1938), 25 anni (5 anni in primo grado); Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, 18 anni (assolto in primo grado); Giuseppe Mancuso, 21 anni e 6 mesi di reclusione (1 anno e 6 mesi in primo grado); Leonardo Cuppari di Ricadi, 21 anni (5 anni in primo grado); Antonino Castagna di Ionadi, imprenditore, 16 anni (assolto in primo grado). Conferma della sentenza di primo grado la richiesta dell’accusa per le posizioni non appellate dalla Procura ma solamente dai difensori, vale a dire quelle di: Gaetano Muscia di Tropea, 7 anni di reclusione per usura ed estorsione; Damian Fialek, residente a Sant’Angelo di Drapia, 3 anni per usura ed estorsione; Antonio Velardo, immobiliarista napoletano, 4 anni per reati finanziari; Antonio Prestia, imprenditore di San Calogero, 5 anni e sei mesi; Nicola Angelo Castagna, prescrizione dopo esclusione delle aggravanti delle modalità mafiose.

Nel troncone dell’abbreviato i difensori sono: Michelangelo Miceli, Sergio Rotundo, Leopoldo Marchese, Giuseppe Di Renzo, Giovanni Vecchio, Guido Contestabile, Francesco Muzzopappa, Francesco Calabrese, Aldo Labate, Francesco Gambardella, Franco Coppi, Giancarlo Pittelli, Salvatore Staiano, Giangregorio De Pascalis, Alfredo Gaito, Massimo Krogh, Maria Claudia Conidi. Nel troncone di “Black money” con l’ordinario il collegio di difesa è invece composto dagli avvocati: Armando Veneto, Giuseppe Di Renzo, Giovanni Vecchio, Domenico Chindamo, Francesco Gambardella, Patrizio Cuppari, Sergio Rotundo, Francesco Stilo, Aldo Labate, Nicola Cantafora, Francesco Sabatino, Michelangelo Miceli, Salvatore Staiano, Leopoldo Marchese, Antonio Porcelli, Gianfranco Giunta, Francesco Calabrese. Per le parti civili gli avvocati: Giovanna Fronte, Claudia Conidi, Giuseppe Lavigna, Domenico Talotta.

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