Armi in casa, chiesta la condanna per il cognato del boss Antonio Mancuso

La richiesta di pena del pm della Procura di Vibo nel corso di un processo che si sta celebrando con rito abbreviato
La richiesta di pena del pm della Procura di Vibo nel corso di un processo che si sta celebrando con rito abbreviato
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Tre anni e 4 mesi di reclusione. Questa la richiesta di pena formulata dal pm della Procura di Vibo Valentia, Concettina Iannazzo, dinanzi al gup del Tribunale di Vibo Valentia, Tiziana Macrì, al termine della requisitoria del processo in abbreviato che vede imputato Giuseppe Cicerone, 88 anni, di Nicotera, cognato del boss della ‘ndrangheta Antonio Mancuso. Al termine di una perquisizione, i carabinieri hanno trovato dentro casa dei fratelli Giuseppe e Domenico Cicerone (quest’ultimo è sotto processo con il rito ordinario) una pistola calibro 9 con il colpo in canna ed un caricatore con cinque proiettili, più 13 colpi di pistola, due coltelli a serramanico, un coltello artigianale con lama seghettata. La scoperta era avvenuta nel rione Borgo di Nicotera a seguito di un mirato servizio svolto dalle due Stazioni di Nicotera, sotto le direttive della Compagnia di Tropea. Da tenere inoltre presente che dall’esame su una pistola sequestrata, i carabinieri del Ris di Messina sono riusciti a capire che si trattava della stessa arma che aveva aperto il fuoco il 17 agosto dello scorso anno contro un turista in vacanza a Nicotera. Da qui l’ulteriore accusa di tentato omicidio nei confronti di Giuseppe Cicerone, difeso dall’avvocato Francesco Capria, che viene però contestata con altro procedimento penale giunto alla fase dell’avviso di conclusione delle indagini preliminari.

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