Black money, in aula la deposizione dell’ex moglie del boss Mancuso

Ewelina Pytlrz dal 2014 sta collaborando con la giustizia. Sentita questa mattina dinanzi al tribunale collegiale di Vibo.

Ewelina Pytlrz dal 2014 sta collaborando con la giustizia. Sentita questa mattina dinanzi al tribunale collegiale di Vibo.

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Oltre tre ore di deposizione stamane dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia per Ewelina Pytlrz, la donna polacca che dal gennaio 2014 sta collaborando con la giustizia. Si tratta della prima testimone di giustizia interna alla “famiglia” Mancuso di Limbadi, clan del Vibonese fra i più potenti della ‘ndrangheta.

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La deposizione è avvenuta in aula con diversi momenti di tensione e tre interruzioni dell’udienza da parte del Tribunale per via di malori accusati dalla donna all’atto della rievocazione della morte della cognata Tita Buccafusca, moglie del boss Pantaleone Mancuso, detto “Scarpuni”, deceduta il 18 aprile 2011 dopo aver ingerito acido muriatico e dopo un’iniziale collaborazione con la giustizia poi interrotta. La deposizione di Ewelina Pytlrz, ex moglie di Domenico Mancuso, è avvenuta nel processo “Black money” contro presunti capi e gregari del clan Mancuso.

La donna, dopo aver ripercorso anni di soprusi, segregazioni in casa e maltrattamenti che avrebbe subito dall’ex marito, ha spiegato che una volta allontanatasi da casa portando con sè la figlia di sette anni, il cognato Pantaleone Mancuso, alias “Scarpuni”, a capo dell’omonimo clan, le offrì duemila euro al mese purché facesse ritornare a casa la bambina in quanto, pur essendo figlia di una “pentita”, per il boss era pur sempre «una bimba che portava il cognome Mancuso e per questo non poteva vivere con una madre pentita». (Agi)