Giordano nuovo procuratore di Vibo: «La porta del mio ufficio sempre aperta» (VIDEO)

Un pezzo di storia della magistratura calabrese alla guida di una Procura di trincea. Le premesse di una grande sfida nelle parole pronunciate a margine di un'intervista realizzata dai giornalisti di LaC

Un pezzo di storia della magistratura calabrese alla guida di una Procura di trincea. Le premesse di una grande sfida nelle parole pronunciate a margine di un'intervista realizzata dai giornalisti di LaC

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«Sarò, anche a Vibo Valentia, quel che sono sempre stato, un procuratore con la porta aperta». Bruno Giordano attende solo la ratifica del plenum del Csm: la sua designazione alla guida della Procura di Vibo Valentia può comunque ritenersi già ufficiale.

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«È un contesto, quello vibonese, che ho imparato a conoscere sin da quando mi occupavo della ‘ndrangheta reggina e che non è dissimile dalla realtà che si riscontra nella Piana di Gioia Tauro», spiega il magistrato a margine di una lunga intervista realizzata dai giornalisti di LaC per i programmi “I fatti in diretta” e “A sangue freddo”.

Giustizia, Bruno Giordano verso la nomina a procuratore di Vibo

Sessantacinque anni, investigatore della vecchia guardia, Giordano rappresenta un pezzo di storia della magistratura calabrese. Da pm a Reggio visse gli ultimi scampoli della prima guerra di ‘ndrangheta e indagò su buona parte dei 700 omicidi che segnarono la seconda. Fu Bruno Giordano ad ottenere l’arresto dei boss della cupola di Cosa nostra per l’omicidio del collega e amico Nino Scopelliti. Un faticoso lavoro investigativo, il suo, che approdò ad una condanna di primo grado poi vanificata dai successivi stadi di giudizio. E fu sempre Giordano, negli anni della mattanza in riva allo Stretto, tra cadaveri sfigurati e attentati che si succedevano senza sosta, ad indagare sul livello politico che avrebbe condannato a morte l’ex parlamentare e presidente delle Ferrovie dello Stato Vico Ligato. Il suo ufficio ottenne la condanna (poi divenuta definitiva) per Pasquale Condello “il Supremo” e altri pezzi da novanta del cartello antagonista ai destefaniani «ma – riflette pensando al passato – allora i tempi non erano maturi per arrivare ai mandanti politici, oggi sarebbe diverso…».

Titolare anche di diverse indagini sui sequestri di persona, ottenne poi il trasferimento, come presidente della Corte d’Assise, a Palmi, in uno dei territori più caldi della Calabria, nonostante la pax mafiosa che a Reggio Calabria decretò la fine della seconda guerra di ‘ndrangheta.

Da otto anni procuratore di Paola, Giordano lascia questa sede senza rimpianti. «Qui a Paola abbiamo fatto tanto – spiega – specie sul piano della tutela dell’ambiente. So che a Vibo Valentia si soffre per problemi analoghi». E poi: «Ovviamente poniamo la legalità, il rispetto delle regole, al primo posto, ma dobbiamo farlo con buonsenso e, soprattutto, dimostrando nei fatti che siamo disposti ad ascoltare, accorciando le distanze tra cittadini e istituzioni».

Cosa sa di Vibo? Sorride: «Adesso tutto. So tutto quello che devo sapere». Il suo rapporto con Nicola Gratteri? «Splendido. È un caro ragazzo. Dico ragazzo perché è più giovane di me. Lo seguo da sempre. Ha una energia e delle capacità straordinarie, quello che serve per una Direzione distrettuale antimafia che assorbe gran parte dell’impegno investigativo necessario su certi territori».

Bruno Giordano adesso attende solo il plenum: col nuovo anno si registrerà il suo insediamento a Vibo Valentia. «Sarà una bella sfida – conclude – che affronto con serenità. Con la porta aperta a tutti, sí, e consapevole dell’indipendenza che impone il nostro essere magistrati».