domenica,Maggio 16 2021

Dasà, la struttura sanitaria mai terminata e l’Asp che non paga i tributi – Video

Un clamoroso caso di spreco di denaro pubblico con annessa “evasione istituzionale”. Il management promette di fornire chiarimenti su un immobile concluso nel 2002 e mai entrato in funzione

Dasà, la struttura sanitaria mai terminata e l’Asp che non paga i tributi – Video

A Dasà l’Asp di Vibo Valentia è proprietaria di un edificio che, ultimato nel 2002, non è mai stato utilizzato per la funzione sanitaria prevista ed è abbandonato. Un esempio di spreco del denaro pubblico, certamente; ma, si scopre ora, anche un clamoroso caso di evasione dei tributi comunali. Come spiega il sindaco Raffaele Scaturchio, infatti, l’Asp non ha mai segnalato all’ente l’ultimazione dell’opera e quindi «quella che doveva diventare una casa famiglia per malati psichiatrici non è censita per l’allaccio alla rete idrica e per il pagamento delle tasse sui rifiuti».

Cercando sul sito internet dell’Asp si scopre che lo stabile è inserito nell’elenco dei beni indisponibili, e accanto all’indirizzo è inserita la dicitura “dismesso”, il che farebbe pensare ad un utilizzo che è poi cessato: un uso mai dichiarato per le casse comunali. All’interno dell’edificio in effetti si scopre che tra degrado e senso di abbandono, è sparpagliato a terra quello che rimane di un deposito/archivio che per un anno l’Asp ha organizzato nei locali. Si vedono anche atti contenenti dati personali sensibili, in violazione della legge sulla privacy, fatto che aggiunge alla dimensione dello spreco anche un senso di sfrontato pressapochismo. In realtà, nel 1996, quando il Cipe destinò per la costruzione dell’opera 427 milioni di vecchie lire vincolò l’utilizzo: questi fondi dovevano servire per aprire una struttura per malati di mente, cosa mai avvenuta. Abbiamo chiesto una intervista alla dirigente del settore Patrimonio dell’Asp, Alessandra Manasia, che però non è in sede, mentre sia il direttore generale facente funzioni Elisabetta Tripodi sia il dirigente Bruno Calvetta garantiscono di volersi documentare prima di rispondere a domande su questa datata storia di spreco ereditato.

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