Omicidio Fiorillo a Vibo-Pizzo, in due ammessi al rito abbreviato

Il fatto di sangue risale al 15 dicembre 2015. Indagini della Squadra Mobile di Vibo coordinate dal pm Concettina Iannazzo
Il fatto di sangue risale al 15 dicembre 2015. Indagini della Squadra Mobile di Vibo coordinate dal pm Concettina Iannazzo
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Arcangelo D’Angelo

Giudizio abbreviato per Arcangelo Michele D’Angelo, 29 anni, di Piscopio, difeso dagli avvocati Guido Contestabile e Marco Talarico, e per Saverio Ramondino, 26 anni, di Vibo Valentia, assistito dall’avvocato Francesco Sabatino, arrestati il 6 febbraio scorso dalla Squadra Mobile per l’omicidio di Francesco Fiorillo, commesso il 15 dicembre del 2015 a Longobardi. L’ha disposto oggi il gup del Tribunale di Vibo Valentia, Tiziana Macrì, accogliendo in tal senso la richiesta dei difensori e fissando l’udienza per il 3 dicembre prossimo. L’ammissione al rito abbreviato comporta per gli imputati uno sconto di pena pari ad un terzo. [Continua dopo la pubblicità]

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L’indagine è stata condotta sul campo dalla Squadra Mobile di Vibo, diretta da Giorgio Grasso e Cristian Maffongelli, e non si è fermata all’arresto di Antonio Zuliani, 27 anni, pure lui di Piscopio (già condannato a 14 anni) ed accusato di aver aperto il fuoco contro la vittima. Proprio la detenzione di Zuliani ha permesso agli inquirenti di arrivare agli altri due presunti complici nel delitto. 

Saverio Ramondino

Le parziali ammissioni di Zuliani in ordine al fatto di aver esploso colpi di pistola prima dell’omicidio, ma il tentativo di allontanare da sé stesso le responsabilità per il fatto di sangue addossandole a D’Angelo e Ramondino, ha permesso agli investigatori di chiudere il cerchio su tutti i presunti esecutori materiali dell’omicidio per il quale si cerca ancora l’esatta individuazione del movente. Le indagini invece proseguono anche su altro filone. Non pochi sono infatti i contatti con altra inchiesta per prostituzione minorile nel Vibonese che ha già portato alla condanna, fra gli altri, dell’ex parroco di Zungri. La Squadra Mobile di Vibo ed il pm Concettina Iannazzo non lasciano nulla al caso al fine di avere un quadro quanto mai definito in ordine a tutti gli elementi di responsabilità ed a tutti gli aspetti di una storia che aspetta ancora – almeno per quanto attiene il movente del fatto di sangue – di essere scritta nella totale interezza. 

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