Narcotraffico con la Sicilia: colpevoli due vibonesi

La Cassazione conferma la penale responsabilità ed annulla limitatamente al trattamento sanzionatorio
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Diviene definitiva la penale affermazione di responsabilità nei confronti di due narcotrafficanti vibonesi: Elio Campanaro, 59 anni, di Joppolo, e Giuseppe Costantino, 53 anni, di Comerconi di Nicotera ma residente a Vibo Valentia.Entrambi sono rimasti coinvolti nell’operazione “Delfino”, scattata nel 2001 ad opera della Dda di Catania contro un gruppo di narcotrafficanti attivi fra Motta e Misterbianco e legati a Giuseppe Pulvirenti, alias “U Malpassotu”, poi passato fra le fila dei collaboratori di giustizia.La Cassazione ha infatti annullato nei loro confronti la sentenza della Corte d’Appello di Catania emessa il 28 maggio dello scorso anno limitatamente al solo trattamento sanzionatorio, dichiarando però al contempo irrevocabile l’affermazione di colpevolezza. In sede di giudizio di secondo grado, gli imputati erano stati condannati alle pena di 9 anni ed 8 mesi di reclusione a testa per narcotraffico. I due vibonesi avrebbero fatto parte di un gruppo operante tra la Sicilia, la Calabria e le province lombarde di Milano e Como, diretta e coordinata dagli imputati Ettore Scorciapino di Misterbianco e Agatino Bonaccorsi, ritenuto legato al primo. Elio Campanaro è stato ritenuto dai giudici di merito un sodale nell’associazione con il ruolo di abituale fornitore di sostanza stupefacente di tipo cocaina. [Continua dopo la pubblicità]

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Oltre ad avere intrattenuto rapporti con quello che è stato riconosciuto come il capo dell’associazione, le intercettazioni hanno anche permesso di rilevare che Elio Campanaro aveva mantenuto contatti anche con altri due associati siciliani, mostrando quindi “di non tenere rapporti con il singolo, ma con un gruppo in cui, nel tempo (per l’arco temporale, costanza, assiduità quasi giornaliera e più volte nell’arco della giornata, continuità), ha avuto modo di apprezzare la consistenza e serietà”. La motivazione del giudice di merito, quindi, per la Cassazione appare del tutto congrua e logica.

La posizione di Giuseppe Costantino, secondo i giudici, presenta profili comuni con quella di Campanaro: questi due, infatti, venivano soprannominati i “fornitori calabresi” dagli altri coimputati ed anche le due sentenze di merito hanno riconosciuto “la penale responsabilità del Costantino per aver preso parte al sodalizio delittuoso nel ruolo appunto di abituale fornitore”.

In sentenza si è dato infine atto che Costantino e il Campanaro furono oggetto di attenzione da parte della polizia giudiziaria da quando, dopo aver intercettato una conversazione con cui Scorciapino concordava una fornitura di stupefacente, furono visti giungere a casa di quest’ultimo. Da questo momento, plurime sono state “le conversazioni intercettate con cui vennero concordate forniture di stupefacente, in particolar modo di cocaina”.