‘Ndrangheta: il pentito Moscato ed il finanziatore occulto del clan Emanuele

Il collaboratore di giustizia svela agli inquirenti il ruolo di un personaggio di peso nell’organizzazione criminale, capace di gestire il denaro della cosca e riscuotere le estorsioni
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Avrebbe avuto un vero e proprio finanziatore il gruppo mafioso degli Emanuele delle Preserre guidati dal boss Bruno Emanuele. Lo rivela il pentito Raffaele Moscato nel corso di alcuni interrogatori che aprono diverse piste investigative su cui stanno lavorando gli inquirenti. “So che gli Emanuele sono finanziati da un signore di circa 55-60 anni – rivela Moscato – che io ho incontrato tre o quattro volte, una delle quali anche a Falerna. Se non ricordo male si chiama Antonio o Domenico ed io lo chiamavo compare. E’ lui che raccoglie le estorsioni a nome di Bruno Emanuele e poi glieli dà agli appartenenti al gruppo un po’ alla volta. Questo me lo disse Giovanni Emmanuele a Villa San Giovanni”. [Continua dopo la pubblicità]

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Giovanni Emmanuele

Il collaboratore di giustizia spiega quindi che tale soggetto “una volta è venuto a Villa San Giovanni per parlare della liberazione di Bruno Emanuele. Un’altra volta Giovanni Emmanuele mi disse che quella stessa mattina questo signore gli aveva dato diecimila euro, lamentandosi del fatto che altre volte, quando gliene chiedeva dieci gliene dava la metà. Da lì – aggiunge Moscato – ho capito che è lui che tiene la bacinella degli Emanuele e solo lui credo possa andare a chiedere i soldi delle estorsioni per Bruno Emanuele. Gli Emanuele anche oggi comandano e sono egemoni su quel territorio per le estorsioni. Credo che questo signore abbia un fratello che fa parte del gruppo di fuoco degli Emanuele. Questo, per come mi disse Battaglia, è quello che va a menare per conto degli Emanuele stessi”. Il territorio di riferimento del clan Emanuele, per come accertato nella sentenza definitiva del processo “Luce nei boschi” è quello dei paesi di Ariola, Sorianello, Pizzoni e Vazzano. Bruno Emanuele sta attualmente scontando la pena dell’ergastolo per il duplice omicidio dei fratelli Giuseppe e Vincenzo Loielo e per altri fatti di sangue commessi a Cassano insieme al clan Forastefano.

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