Stefanaconi porge l’ultimo saluto al Compagno Nicola Arcella

Grande commozione e unanime cordoglio in occasione delle esequie dello storico militante e dirigente della sinistra locale. Il sindaco Solano: «Abbiamo il dovere di portare avanti le tue battaglie»
Grande commozione e unanime cordoglio in occasione delle esequie dello storico militante e dirigente della sinistra locale. Il sindaco Solano: «Abbiamo il dovere di portare avanti le tue battaglie»
Informazione pubblicitaria
Il feretro di Arcella nella camera ardente allestita al Comune
Informazione pubblicitaria

Il fazzoletto tricolore dell’Anpi, che tante volte aveva portato annodato al collo negli innumerevoli cortei e nelle manifestazioni alle quali aveva preso parte, è adagiato sulla bara posta poco sotto l’altare della chiesa matrice di Stefanaconi. Ai lati del feretro adornato di rose rosse, due ali di folla trovano posto sui banchi lucidi. Molti altri assistono alle esequie in piedi, dal fondo alla grande chiesa intitolata a San Nicola vescovo, che a stento contiene quanti sono giunti a porgere l’estremo saluto. Tanto che il sagrato si riempie presto in ogni suo spazio. I volti sono attoniti, gli sguardi bassi. Gli occhi a fatica trattengono le lacrime. In alcuni casi le lasciano fluire senza imbarazzo. Nelle prime file trovano posto i familiari che, con grande compostezza e dignità, cercano conforto nelle parole del celebrante. La commozione è palpabile. Incredulità e sgomento sono, tuttavia, i sentimenti prevalenti. Per la fine di un uomo buono, sensibile, coerente. Che ha lasciato in modo così tragico un vuoto incolmabile tra i suoi cari e nella comunità. E in tanti, pubblicamente o nei capannelli che si sono formati in paese fin dall’apertura della camera ardente allestita al Comune, hanno ricordato i tratti distintivi di Nicola Arcella: una vita contrassegnata dall’impegno politico, dalla passione civile, dalla disponibilità per il prossimo e dalla solidarietà verso gli ultimi. Un’esistenza che si è tragicamente interrotta in una grigia mattina di novembre nel cimitero di Stefanaconi, dove il 57enne, lavoratore in forza al Comune, ha deciso di porre fine ai suoi giorni dandosi fuoco. Un epilogo atroce. Dalle modalità eclatanti. Un ultimo disperato gesto, le cui ragioni appaiono ancora imperscrutabili, che lo ha portato alla morte il giorno successivo all’ospedale Sant’Eugenio di Roma. Il parroco don Maurizio Raniti, dall’ambone, elogia le doti dell’uomo. Ne esalta le riconosciute qualità. Lo affida alla benevolenza del Creatore. «In Lui – afferma – preghiamo che Nicola possa trovare la sua pace». Poco prima era stato il primo cittadino Salvatore Solano a farsi interprete del comune sentire. «Un grande uomo, amico e cittadino esemplare. Un lavoratore modello – aveva asserito nell’elogio funebre -. Sei stato sempre un grande combattente, hai creduto in una società più giusta, più equa, più libera. Oggi noi abbiamo un dovere morale, prima che civico: continuare a lottare per quello in cui tu hai sempre creduto». Costante, nel corso della mattinata, era stata la spola verso l’aula consiliare del Municipio listato a lutto, dove la salma aveva fatto il suo ingresso poco dopo le 8. A rendere omaggio allo storico militante della sinistra, i colleghi di lavoro del Comune e della Provincia, molti esponenti del mondo politico, sindacale e istituzionale. Tra questi il prefetto di Vibo Francesco Zito. Innumerevoli le manifestazioni di cordoglio giunte all’indirizzo della moglie, dei tre figli e della famiglia tutta. Congiunti di un attivista e dirigente politico che aveva legato il suo nome a Rifondazione comunista, Sinistra italiana, Il Sud che sogna e che, negli anni, si era speso per il suo paese da amministratore e presidente della Pro loco. Dalla chiesa matrice, al termine delle esequie, un lungo e composto corteo ha accompagnato le spoglie mortali sulla via verso l’eterno riposo. Un mesto addio denso di commozione e rispetto. È l’ultimo saluto al Compagno Nicola Arcella.

Informazione pubblicitaria